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lunedì 25 marzo 2019

Lavoro venerdì 27 ottobre 2017 ore 10:00

Aferpi, porte chiuse in fabbrica, operai sul tetto

La manifestazione degli operai Aferpi (immagine tratta dal video di Rsu Fiom Aferpi-Piombino Logistics)

Striscioni e bandiere sul tetto di una fabbrica ormai ferma. Per Fiom l'era Cevital è finita, ma dopo Rebrab auspicano unità tra le sigle sindacali



PIOMBINO — Dalle 5,30 di questa mattina i rappresentanti sindacali Fiom e Uglment e il coordinamento Art.1 - Camping Cig sono fuori ai cancelli della portineria Aferpi per una nuova azione dimostrativa contro l'attuale proprietà Cevital e per sensibilizzare il Governo a una presa di posizione incisiva.

"E' un'azione simbolica. - ha commentato David Romagnani (Fiom) in video diffuso su Facebook - Non abbiamo bloccato le portinerie perché lo stabilimento è sostanzialmente fermo. L'azienda, intanto, ha comunicato ai pochi lavoratori di stare a casa". Mossa vista dal sindacalista come un vero e proprio autogol da parte dell'azienda. 

"La ringraziamo ma non chiedevamo questo. Oggi facciamo un'iniziativa che simboleggia un disagio che i lavoratori stanno vivendo. Importante manifestarlo oggi perché il 30 Ottobre incontriamo il Governo. - ha aggiunto - Non dovrà essere una passeggiata, una passerella o una scusa per non manifestare".

Chiaro il riferimento a Fim e Uilm che hanno deciso di non prendere parte alla manifestazione e attendere direttamente l'incontro al Ministero dello Sviluppo economico prima di agire (leggi gli articoli consigliati qui sotto). Unità che risulterà fondamentale quando si aprirà una nuova fase per lo stabilimento di Piombino.

Dall'incontro romano ci sono delle aspettative, soprattutto per il futuro che avrà l'acciaieria dal primo Novembre e le condizioni dei lavoratori. "Cevital ha fermato questo stabilimento, - hanno detto - il Governo rispetti gli impegni che ha preso con i sindacati se non verrà rispettato quanto scritto nell'addendum".

Presenta alla manifestazione anche Mirco Rota, responsabile nazionale Fiom della siderurgia, che ha ribadito i capisaldi di questa vertenza: tornare a produrre acciaio, prospettive occupazionali per i lavoratori e chiudere con Rebrab.

Intanto i lavoratori hanno protestato salendo sul tetto dello stabilimento con uno striscione con su scritto "Calenda, l'unica via è rimandarlo in Algeria" e sventolando le bandiere rosse della Fiom. Valutata anche l'ipotesi di spostarsi sotto le finestre del municipio. Nel pomeriggio in città sono in programma altre due iniziative legate al futuro del polo siderurgico piombinese, una organizzata dal Laboratorio delle Idee per la Val di Cornia e una dall'Unione sindacale di Base (per saperne di più leggi gli articoli correlati).

Dina Maria Laurenzi
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