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sabato 01 ottobre 2016

Attualità venerdì 05 febbraio 2016 ore 21:25

Sul progetto algerino è ora di stringere

Il quadro ripercorso nell'inchiesta de Il Sole 24 Ore è fosco; uno stallo che da tempo sta preoccupando i sindacati e tutta la città

PIOMBINO — “Faremo di Piombino la stella del Mediterraneo”, aveva detto Issad Rebrab ai rappresentanti delle istituzioni nel dicembre di due anni fa. Oltre un miliardo d’investimenti promessi per tre progetti: rilancio della siderurgia, agroindustria, logistica. Cevital si era appena assicurata la gara per l’acquisto della Lucchini, battendo il colosso siderurgico indiano di Sajjan Jindal, che aveva rinunciato a rilanciare la sua offerta basata sul solo sul mantenimento dei treni di laminazione e l’occupazione per circa 750 persone.

L’inesperienza degli algerini nel settore siderurgico si è fatta sentire subito dopo, quando Rebrab ha dovuto scegliere tra il mantenimento in esercizio dell’altoforno o trasformare radicalmente la fabbrica realizzando una nuova acciaieria elettrica. Scelta la seconda strada, pur passando attraverso gli strali di tutta l’elettrosiderurgia italiana, il progetto sembrava mettere le gambe con la costituzione di Aferpi e la firma definitiva, nel giugno scorso, dell’accordo sindacale e dell’atto definitivo di cessione della Lucchini.

Così non è stato. A settembre il direttore generale di Aferpi, Adriano Zambon, è stato costretto ad abbandonare l’incarico, per contrasti con l’allora amministratore unico Farid Tidjani, proprio mentre stava lavorando alla selezione delle imprese cui affidare la realizzazione dell’acciaieria elettrica e gli appalti per le demolizioni dell’area a caldo. Rebrab ha poi mandato a casa anche il suo braccio destro Tidjani, mentre per lui stava “esplodendo” la vicenda algerina.

Accusato dal ministro dell’industria e delle miniere Abdeslam Bouchourad per presunte manovre finanziarie che ci sarebbero state per l’acquisto di una fabbrica di frigoriferi in Francia, Rebrab aveva addirittura denunciato il pericolo di un suo arresto al ritorno da un viaggio d’affari in Brasile. In patria Rebrab sembra aver perduto, in una specie di guerra tra fazioni politiche, quei consensi che gli hanno consentito di diventare l’imprenditore più importante dell’Algeria, all’ottavo posto degli uomini più ricchi dell’Africa.

Claudio Gatti, giornalista d’inchiesta del Sole 24, ha lanciato oggi il suo secondo siluro sul progetto di Rebrab (il primo è del maggio scorso). E’ in grado il patron di Cevital di disporre dei propri capitali per finanziare la rinascita della siderurgia a Piombino? Il quadro della situazione algerina fatto da Gatti è fosco. L’Algeria sembra avviata verso una situazione d’instabilità. In corso ci sarebbe un’operazione di trasferimento dei poteri tra l’anziano e ammalato presidente Abdelaziz Bouteflika e suo fratello Said Rebrab, schierato dalla parte che gli esperti interpellati da Gatti ritengono perdente, avrebbe visto in questi mesi indebolirsi i rapporti col potere algerino. Da qui gli ostacoli ad alcune imprese controllate da Cevital in patria e le difficoltà a portare avanti gli investimenti previsti all’estero, compresi quelli a Piombino. Una situazione, in realtà, che già da tempo sta preoccupando gli stessi sindacati.

Il Sole 24 Ore ha rimesso a nudo il nodo intricato della vicenda. L’11 febbraio è previsto un nuovo incontro al ministero dello Sviluppo economico tra azienda, sindacati e istituzioni. Rebrab ha deciso di accelerare il suo ritorno a Piombino inizialmente previsto per la settimana successiva. Atterrerà in Italia martedì sera. Il ministro Guidi ha già dichiarato alle agenzia di stampa, durante la presentazione dei progetti di General Electric in Toscana (e anche sul porto di Piombino), di voler incontrare testa-testa Rebrab. Aldilà delle nuove nubi sospinte sul cielo di Piombino dal giornale di Confindustria, era già chiaro che sul progetto algerino era ora di stringere. Un’operazione verità, dunque, che sembra destinata ad arrivare nei prossimi giorni.

Il nuovo gruppo dirigente dell’azienda in questi mesi sembra essersi rimboccate le maniche. L’Ad Fausto Azzi si è fortemente impegnato nella ricerca dei possibili sostegni del sistema creditizio, raccogliendo addirittura la disponibilità della Banca europea per gli investimenti (Bei). Sui tavoli ci sono tre progetti per l’acciaieria elettrica e per un nuovo treno di laminazione rotaie presentati da Sms, Primetals e Danieli. Agli uffici comunali è stato inviato il masterplan dei nuovi impianti e al ministero dell’Ambiente è sotto esame il progetto di bonifica che spetta al privato. Manca solo il sì definitivo di Rebrab, dunque, che dovrà chiarire presto quanto è in grado di investire in un progetto il cui costo complessivo si aggira sui 600 milioni. Dopo un anno di parole è insomma venuto il tempo di dire: “Hic Rhodus, hic salta”.

Giorgio Pasquinucci

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