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mercoledì 22 novembre 2017

Politica lunedì 11 settembre 2017 ore 16:07

Aferpi, se il flop non è solo di Rebrab

Per liste civiche unite della Val di Cornia oltre alle inadempienze del magnate algerino ci sarebbero precise responsabilità politiche

PIOMBINO — "Le inadempienze di Rebrab sono clamorose, ma altrettanto clamorose sono le responsabilità di chi ha sottoscritto e difeso per anni un piano industriale privo dei fondamentali presupposti per essere credibile", così le liste civiche unite non lasciano scampo a quanti in questi anni hanno atteso che il magnate algerino sviluppasse i suoi progetti per Aferpi.

Un'altra Piombino, Assemblea Sanvincenzina, Comune dei Cittadini e Assemblea Popolare Suvereto aggiungono: "Non era credibile Rebrab che lo ha proposto perché privo di esperienza in un settore complesso come quello siderurgico, dominato da grandi gruppi multinazionali o da produttori in grado di fornire prodotti e servizi di alta qualità. Requisiti che Rebrab non aveva. Sono state date per credibili garanzie finanziarie per gli investimenti anche quando in molti documentavano le difficoltà di Rebrab ad esportare capitali dall’Algeria. Più che analizzare la fondatezza del piano industriale, che peraltro non è mai stato presentato compiutamente, si è preferito accusare il sistema bancario italiano di non sostenere l’imprenditore che si proponeva di rilanciare la siderurgia a Piombino. Evidentemente a certi politici non sono bastati i disastri derivati dalla commistione tra sistema bancario e potere politico che ha generato crisi e fallimenti di tanti istituti di credito pagati poi dai risparmiatori e dai contribuenti".

A questo punto, secondo le liste, chi ha commesso degli errori dovrebbe ammetterlo e chiedere scusa per le accuse di populismo, gufi ed altri epiteti. Sono saltate all'occhio delle liste, poi, le dichiarazioni della sottosegretaria Silvia Velo che rispondendo ad Antonio Gozzi di Federacciai ha detto di poter star tranquillo dal momento che il Governo segue con attenzione la vicenda di Piombino.

"Come il Governo segue Piombino, in buona compagnia di Regione e Comune, è documentato dai fatti: - hanno rincarato la dose - ha dato per buono un piano industriale inesistente e inconsistente, in 17 anni non è stato capace di bonificare neppure un metro quadrato degli oltre 900 ettari di terreni inquinati del SIN, dal 2004 non è stato aggiunto neppure un metro lineare alla SS 398 e il porto, che doveva essere pronto nel 2013 per smantellare la Concordia, è ancora da ultimare e ancora inaccessibile. Ci vorrebbe umiltà, e invece si riparte con l’arroganza".  

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