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sabato 25 maggio 2019

Politica venerdì 10 febbraio 2017 ore 10:25

Questi giorni a tinte sempre più fosche per Aferpi

Luigi Coppola

Coppola interpreta l'ultimo incontro al Mise e incalza il Governo a parlare ora se non crede più nel progetto, prima che sia troppo tardi



PIOMBINO — "La vicenda Aferpi si tinge di tinte sempre più scure, il susseguirsi di incontri ministeriali non ha portato a nulla, sempre le stesse promesse da una parte e sempre le stesse inascoltate richieste perentorie di garanzie dall’altra", insomma per Luigi Coppola dell'Udc si tratta di un film già visto che vede protagonisti sempre gli stessi attori il ministro Carlo Calenda e il numero uno di Aferpi Issad Rebrab.

"Peraltro, la cosa che desta curiosità è l’assenza o il mancato invito, del sindaco di Piombino". Infatti all'ultimo incontro avvenuto lo scorso 7 febbraio il primo cittadino Massimo Giuliani non c'era che, secondo Coppola, "in tali consessi dovrebbe essere sempre presente, in funzione dei temi trattati e del ruolo di rappresentante della comunità intera". La sensazione è che una parte autorevole della politica sembri "defilarsi dalle problematiche industriali come se non avesse evidenti responsabilità".

Intanto i tempi continuano ad allungarsi e per Coppola servirebbe che il Governo trovi il coraggio di fare un passo definitivo prima che sia troppo tardi. "Se il ministro Calenda non crede più al progetto di Aferpi è inutile che continui a chiedere garanzie, che sarebbero dovute già in parte essere state presentate mesi fa: si comporti di conseguenza nei confronti di Rebrab. Lo Stato ha speso un mare di soldi per Piombino, che non sono serviti a garantire una prospettiva lungimirante in nessun ambito, compreso il porto, che è ancora una delle tante opere incompiute, al di là di ciò che si voglia far credere".

La speranza a questo punto è che il Governo parli ora, prima che si arrivi alla data ultima quando non potrà più incidere autorevolmente. 

"Piombino doveva vivere una conversione soft, passando dalla siderurgia pesante a quella leggera, per poi sviluppare la vera alternativa con la logistica portuale, con l’agroalimentare, come prevedeva l’accordo di programma, e con tanti altri interventi minori di largo respiro. Invece alla fine si è tutto impantanato in una palude strumentale improntata sull’acciaio, dalla quale non si vede più una concreta via d’uscita. Per poca lungimiranza è stato scelto, contro qualsiasi logica di sviluppo diversificato, un unico e solo protagonista, che potrebbe a breve definitivamente condizionare nel bene e nel male tutta l’economia territoriale per gli anni a venire. - ha concluso Coppola - Perchè ciò accada, è opportuno abbandonare la cultura assistenzialista novecentesca di cui è impregnato questo territorio, rimettendo al centro delle future politiche urbanistiche gli appetiti delle libere imprese, quelle vere, presenti sul mercato, ben distanti dalle formule imprenditoriali assistenzialistico-clientelari che hanno da sempre proliferato nella nostra realtà".



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