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lunedì 25 marzo 2019

Politica martedì 04 aprile 2017 ore 17:20

Giudice di Pace a rischio, l'opposizione fa scudo

Le forze politiche d'opposizione rispondono all'appello dell'Associazione Forense Piombinese per salvare il Giudice di Pace dal rischio chiusura



PIOMBINO — "Accettiamo di buon grado l’invito fatto dall’Associazione Forense Piombinese a tutte le forze politiche per discutere del problema. Siamo tutti concordemente convinti che l’Ufficio del Giudice di Pace rappresenti un importante punto di riferimento per l’intera popolazione della Val di Cornia, e come tale non deve essere soppresso" (leggi l'articolo consigliato).

Così i consiglieri di opposizione Daniele Pasquinelli (Movimento 5 Stelle), Francesco Ferrari (Fratelli d’Italia – AN), Riccardo Gelichi (Ascolta Piombino), Fabrizio Callaioli (Rifondazione Comunista) e Carla Bezzini (Un'altra Piombino) fanno squadra nella difesa della sede piombinese del Giudice di Pace. 

"Stiamo parlando di un fondamentale servizio per l’intera popolazione; giusto per fare un esempio, - hanno sottolineato - si pensi a tutti i testimoni che si devono recare a quell’ufficio per deporre nelle cause civili o nei processi penali, e che, con la soppressione dell’ufficio dovrebbero recarsi a Livorno. Ed ancora, si pensi alle opposizioni contro le multe inflitte per presunte violazioni al codice della strada: oggi il cittadino può, anche personalmente e senza un avvocato, recarsi in quell’ufficio e presentare una semplice opposizione alla sanzione amministrativa, salvo poi recarsi nuovamente lì e presenziare alle udienze dinanzi al Giudice per dimostrare le proprie ragioni. E’ evidente che se il tutto dovesse essere fatto a Livorno, chiunque fosse dotato di senso pratico rinuncerebbe a rivendicare i propri diritti".

Pur comprendendo come le amministrazioni dei Comuni della Val di Cornia debbano far fronte alle spese per il mantenimento dell’ufficio, i consiglieri ritengono "inconcepibile che si possa anche solo pensare di chiudere un presidio così importante per la cittadinanza". 

"Se coloro che amministrano questi territori si sono rassegnati all’idea che il futuro sia già scritto e si chiami morte e chiusura di ogni attività, lo dicano subito - hanno concluso - e facciano un passo indietro affinché al loro posto subentri chi con le idee e con le iniziative possa ridare vita e speranza alla cittadinanza, in special modo ai giovani".



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