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giovedì 21 giugno 2018

Attualità domenica 28 gennaio 2018 ore 07:05

​I lampioni di piazza Dante

Piazza Dante
Foto di: Riccardo Marchionni

"​I lampioni di piazza Dante" in TuttoPIOMBINO di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Ci sono ancora due lampioni che più non son lampioni, in piazza Dante. Lampioni che all’occorrenza eran panchine, luce in alto - fioco barbaglio lattiginoso - cordolo di cemento in basso, intorno alla struttura in calce e ferro, bassorilievo pop con risvolti psichedelici. Monumenti cadenti alla rovina degli anni Settanta, alla deriva della nostra fanciullezza, ai piedi dei quali sedevo accanto a un vecchio cantastorie nelle sere estive ascoltandolo inventare ricordi, accompagnato dal canto dei grilli nascosti in aiole sfiorite e da grida di gabbiani che si perdevano nel vento.

Lampioni che accoglievano insetti, formiche volanti, lucciole surreali che scintillavano nel silenzio della notte, tra sentori di salmastro e oleandro, profumo di tamerici e fiori d’acacia. Lampioni distrutti, dimenticati, rotondeggianti, spigolosi, punta rivolta al cielo, come missili in direzione luna, proprio quella luna che cullava interminabili notti d’infanzia quando avremmo voluto che il tempo corresse in fretta verso l’avvenire. Erano gli anni Settanta, avevamo visto il primo uomo posar piede sul satellite luminoso che rischiarava la nostra fanciullezza. Credevamo fosse importante, pensavamo che le nostre vite sarebbero cambiate dopo la storica impresa. Non sarebbe stato così, purtroppo, e l’avremmo capito in fretta, tornando alle nostre guerre quotidiane, alle povere battaglie da piccoli uomini. Piccole palme della mia piazza delimitata da pretura e angoscia, fabbrica maleodorante e povere case operaie che racchiudevano l’unico grande sogno di far crescere i figli in un mondo migliore. “Tu non ci devi finire, là dentro”, dicevano i nostri padri indicando il gigante d’argilla, il mostro di ferro e fumo che diffondeva ricordi e sudore, lacrime e rimpianti, nelle notti estive pervase da pensieri e sogni, briciole di futuro stemperato in crepuscoli dorati. E adesso che sono in tanti a chiedere di fare lo stesso lavoro dei padri, adesso che neppure quello è possibile, che un lavoro basta sia non è facile trovarlo, adesso che tante illusioni son cadute e che insieme al poeta puoi tornare a dire: questo di tanta speme oggi mi resta, adesso puoi soltanto pensare che non ce l’abbiamo fatta a costruire un mondo migliore. Nonostante la luna. Nonostante i ricordi. 

Gordiano Lupi
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