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martedì 13 novembre 2018

Lavoro venerdì 14 settembre 2018 ore 10:07

Sul progetto Jindal c'è chi non abbassa la guardia

Non hanno tolto le bandiere dal cavalcavia e non hanno cantato vittoria al rientro dei primi lavoratori. Uglm chiede al Governo di battere un colpo



PIOMBINO — "Dopo la firma di Jindal ed il suo subentro abbiamo sempre preferito mantenere un distacco obiettivo per analizzare in maniera asettica l'evoluzione di una non semplice vertenza come quella della ex Lucchini. Volutamente lontani da annunci vittoriosi ed addirittura nel vedere un grande traguardo raggiunto il rientro di una trentina circa di persone a lavoro (non 50 come in molti preannunciavano)".

Così la segreteria provinciale Uglm e la Rsu Aferpi di riferimento è intervenuta nel dibattito acceso attorno al rilancio dallo stabilimento siderurgico piombinesi e all'inizio dell'era Jindal (leggi qui sotto gli articoli correlati).

"Non si tratta di pessimismo cosmico o tifoseria da stadio. Bastava rimanere ai fatti e tutti consapevoli che i numeri del progetto presentato dall'azienda erano ben chiari fin dall'inizio! - hanno commentato - Torniamo quindi alla realtà oggettiva delle cose: oggi abbiamo un soggetto industriale credibile, ma si tratta di un imprenditore con cui confrontarsi ma che, ovviamente, come tale ragiona ed ha finalità ben precise. Anche per tale motivo la nostra sigla, Uglm, non ha tolto le bandiere dal cavalcavia. Il progetto è solo all'inizio". 

Insomma per Uglm inutile abbassare la guardia. "La mancanza di reali vincoli per Jsw è sicuramente un elemento che deve tenere alta l'attenzione di tutti i soggetti coinvolti. Lo stesso accordo di programma, epurato da clausole di sorveglianza per la durata dell'intero progetto che la nostra sigla a quel tavolo ha sempre chiesto con forza, sarebbe stato un ulteriore elemento di garanzia visto, tra l'altro, la mancanza di un piano industriale dettagliato". 

A Piombino e alla Val di Cornia servono investimenti e piani concreti da parte del Governo, senza tralasciare la questione infrastrutture. 

"Questo noi chiederemo al nuovo governo. Non solo parlare di ammortizzatori sociali. La parola chiave deve essere: il lavoro. hanno concluso - Ma occorrerà anche iniziare a pensare se, a fine progetto ci fossero degli esuberi quali percorsi intraprendere. Senza entrare nel merito della vertenza Ilva di Taranto occorre ricordare che sono stati individuati degli strumenti ben precisi a salvaguardia di tutti che potrebbero essere valutati anche per Piombino. Se poi non serviranno tanto meglio".



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