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domenica 29 novembre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Definizioni 5

di Libero Venturi - domenica 12 gennaio 2020 ore 07:30

La moglie e il leone

Diverso tempo fa sono stato a vedere uno spettacolo circense, quando ancora esisteva il circo con i suoi clown tristi, i giocolieri, gli acrobati, gli animali esibiti in cattività e i domatori. Ciò che ricordo di più, perché mi fece stare in apprensione, in effetti fu l’esibizione dei leoni che nella grande gabbia eseguivano salti e numeri vari, docili come cagnolini ammaestrati, sotto la direzione e lo scoccar di frusta dell’impavido domatore: l’erede di una famosa famiglia circense italiana. Il culmine dello spettacolo fu l’inserimento della sua testa nella bocca di un gigantesco e crinito leone che meno male non la chiuse. Un domatore durante la preparazione di uno show era stato ucciso dalle sue tigri che sono sempre animali feroci, hai voglia di ammaestrarle! E forse non è nemmeno giusto farlo. Oggi del resto non si può più. Mi ricordo che, al termine dello spettacolo, ero andato a visitare il caravanserraglio con gli animali ed avevo incontrato il domatore. Complimentandomi per il suo coraggio, gli chiesi come faceva ad affrontare una simile prova. Specie la testa nelle fauci leonine. Lui mi rispose che era abituato con la moglie e il leone non gli faceva paura. Disse così, giuro. Io risi, ma lui rimase imperturbabile e ci accomiatammo. A distanza di anni non ho ancora capito questa storia della moglie e del leone. Il fatto che non rise mi ha sempre lasciato un dubbio irrisolto. Non avrà mica voluto dire che lo spettacolo lo aveva provato tanti anni insieme a sua moglie, magari anche lei professionista circense, e ora, per vari motivi, continuava il numero da solo? Oppure è davvero quello che ho capito o voluto capire: che certe mogli, altro che leoni! Leonesse.

I gendarmi del mondo

Nessuna tolleranza per coloro che giustificano o peggio ispirano il terrorismo, nessuna simpatia per le superpotenze Russia o Cina, per dittatori e integralisti di ogni sorta in ogni parte del mondo, ma qualcuno dovrebbe tirargli gli orecchi -meglio, i capelli- e glielo dovrebbe dire a Trump, una volta per tutte: «Ora basta, cow boy, hai rotto i coglioni!». Invece, capace, lo rieleggeranno. Nella preoccupazione generale dell’Europa ha riscosso l’appoggio, unico ma decisivo, di Matteo Salvini!

È un vizio quello degli Stati Uniti d’America di piantare guerre per esportare democrazia e fare i gendarmi del mondo. E noi, stupidi, a crederci. Cominciò nel 1990 George H.W. Bush, il padre. L’esercito del dittatore iracheno Saddam Hussein invase il Kuwait e gli americani lo ricacciarono con i missili “chirurgici”. Chirurgici per modo di dire: almeno dieci mila soldati iracheni uccisi, insieme a due-tremila civili. Fu la prima guerra del Golfo, la prima trasmessa in diretta tivvù.

Nel 2003 George W. Bush, il figlio, scatenò la seconda guerra del Golfo, Saddam Hussein fu catturato e nel 2006 fu processato e giustiziato. Tra Bush padre e figlio, entrambi presidenti repubblicani e accomunati dalla guerra all’Iraq, ci corre un “H”, ma il padre ebbe almeno “l’intelligenza” di liberare il Kuwait e di non invadere l’Iraq con truppe di terra e non a caso dodici anni dopo fu tra i principali critici del figlio, mentre la stampa, anche progressista, inneggiava all’esportazione della democrazia. Inventarsi, insieme all’amico Blair, armi chimiche di distruzione di massa in Iraq tanto per rovesciare Saddam Hussein fu una mossa “geniale” di Bush figlio che, oltre a perpetrare gli orrori della guerra, ha contribuito a incasinare ancor di più il Medio Oriente.

Perfino il buon Obama, democratico, Nobel per la Pace, primo presidente USA afroamericano, portò la guerra in Libia nel 2011, contro il dittatore Mu'ammar Gheddafi che fu ferito, catturato e barbaramente ucciso. E poi in Siria dove ancora si alimentano irrisolti focolai di guerra e tensioni internazionali. Lo stesso Obama oggi giudica questo il suo più grande errore.

Questa ricostruzione è sommaria e parziale. Ci stanno nel mezzo l’attacco terrorista all’America delle torri gemelle del 2001, il terrorismo internazionale e l’integralismo islamico. Il coinvolgimento o meno della NATO e della Comunità internazionale, insieme a molto altro. E Obama che disse ad Oslo, alla cerimonia per il Nobel: «Il male esiste nel mondo. Un movimento non violento non avrebbe potuto fermare l’esercito di Hitler. I negoziati non potrebbero convincere i leader di Al Qaida a deporre le armi», fu però sempre riluttante e non entusiasta verso le azioni e il concetto di guerra come cronica necessità. Credeva ne “L’audacia della speranza”, il suo libro. E c’è differenza. Però la guerra è davvero divenuta uno stato cronico, incancrenito e la diplomazia nonché il diritto internazionale si piegano ad essa, specie nella visione di Trump, e non viceversa. Il risultato è sotto gli occhi di tutti nel mondo, in Medio Oriente, nel Mediterraneo e in Europa, Italia compresa. Come non ci sarà più il crollo di Wall Street del 1929 e al suo posto permane una crisi lunga e diffusa, così forse non ci sarà, dobbiamo sperarlo e lavorarci, una Terza Guerra Mondiale come quelle del 1914-18 e del 1939-43, ma al suo posto è in atto un lungo, devastante e diffuso conflitto bellico e di civiltà.

Oggi, con l’azione militare unilaterale di Trump contro l’Iran, il mondo è stato messo ancor di più in pericolo, sottoposto a ritorsioni terroriste e a conflitti. Quando invece avrebbe bisogno di buona politica -che non è un ossimoro- di pace e di solidarietà, di uguaglianza e di libertà -che non sono antitesi. E non come prospettive utopiche futuribili, ma come concrete necessità del presente. Buona domenica e buona fortuna.

Pontedera, 12 Gennaio 2020

Libero Venturi

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