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giovedì 19 ottobre 2017

Politica giovedì 21 settembre 2017 ore 09:54

"Persi due anni nella difesa di quell'accordo"

Carla Bezzini

Bezzini: "Di fronte a un fallimento così clamoroso, occorrerebbe una onesta assunzione di responsabilità sia sindacale che politica"

PIOMBINO — "L'incontro al Mise ha confermato ciò che noi andiamo dicendo da tempo: che l'accordo di programma, firmato e osannato come il progetto salvifico, cui affidare le chiavi per la rinascita e lo sviluppo del territorio, era fin dall'inizio non credibile non solo nella sua parte siderurgica, ma anche per la parte agroindustriale, che guarda caso il presidente Rossi ha riconosciuto essere poco convincente" (leggi l'articolo correlato). La consigliera Carla Bezzini di Un'altra Piombino non usa mezzi termini sull'andazzo che sta prendendo la vicenda Aferpi soprattutto all'indomani dell'incontro al Ministero dello Sviluppo economico durante il quale è emerso che la fabbrica è a un bivio definitivo (leggi l'articolo correlato).

"Si sono persi due anni nella testarda difesa di quell'accordo irrealizzabile; si continua a percorrere la strada dell'attesa di un piano che ancora non esiste", ha aggiunto. "Vedere confermati i nostri pronostici, da brave e sbeffeggiate Cassandre accusate di scommettere sulle sconfitte, ci riempie solo di tanta amarezza. Dall'accordo di programma siamo passati all'addendum: tutti impegni puntualmente disattesi".

E della pianificazione urbanistica ad hoc che ha avviato l'Amministrazione comunale proprio per il piano Aferpi? E dei lavori del porto, della 398 e il via alle bonifiche che non vengono approfonditi nell'attuale accordo di programma?

"Se ne accorgono ora! Noi lo andiamo dicendo, inascoltati e offesi, da due anni. Stiamo assistendo al teatro dell'assurdo! - ha concluso Bezzini - Di fronte a un fallimento così clamoroso, occorrerebbe una onesta assunzione di responsabilità sia sindacale che politica. Occorrerebbe l'umiltà, non solo di riconoscere gli errori anziché cercare di cambiare binario per restare sempre in piedi, ma di tentare strade nuove, cercando nelle potenzialità del territorio le risposte di lungo periodo che non possono venire da un nuovo, improbabile, salvatore della patria". 

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