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sabato 24 agosto 2019

Attualità mercoledì 28 novembre 2018 ore 18:30

Referendum Rimateria, in consiglio la risposta

Consiglio comunale su Rimateria, foto di repertorio

Sul caso Rimateria torna alla carica il Comitato Salute Pubblica per chiedere il Referendum. L’invito a partecipare al consiglio comunale



PIOMBINO — Alla vigilia di un Consiglio comunale previsto domani giovedì 29 Novembre nel palazzo municipale di Piombino, arriva l'appello del Comitato Salute Pubblica Piombino-Val di Cornia che invita i cittadini a partecipare numerosi al Consiglio e spiega le sue motivazioni.

"Il giorno 29 - si legge in una nota del Comitato Salute Pubblica - invitiamo tutti i cittadini ad assistere al Consiglio Comunale. In tale occasione il Consiglio comunale farà una scelta definitiva si o no ai referendum riguardanti la privatizzazione di Rimateria e la costruzione di una nuova enorme discarica da due milioni e 500mila metri cubi all’ingresso Est di Piombino. Speravamo che il Consiglio Comunale si svolgesse in un luogo che permetteva di accogliere un maggior numero di persone, ma è stato rifiutato. Speravamo di potere leggere come CSP un comunicato, ma anche questo ci è stato rifiutato. Allora formuliamo due nuove richieste, il Consiglio Comunale affronti come primo punto all’ordine del giorno il pronunciamento sui referendum e posizioni due altoparlanti per permettere ai cittadini che saranno sotto il comune di ascoltare il dibattito".

"Facciamo appello alla coscienza di tutti i Consiglieri - rimarcano dal Comitato - affinché con il loro libero voto il Consiglio Comunale indica, indipendentemente dal pronunciamento delle commissioni, i due referendum consultivi. Questo perché la democrazia di mandato si trasforma in dittatura se su questioni così importanti e non previste dai precedenti programmi elettorali non si permette ai cittadini di esprimere il loro parere".

"Quando questo è avvenuto - spiegano ancora dal Comitato -  sia a livello nazionale che a livello locale la democrazia si è rafforzata e sono state evitate scelte che oggi si capisce avrebbero generato solo danni. Come non ricordare che 30 anni fa grazie ad un referendum Piombino ha rifiutato una centrale termoelettrica da 2500 Megawatt alimentata a carbone, la centrale avrebbe prodotto con i fumi piogge acide, prodotto circa 750mila  tonnellate annue di ceneri altamente tossiche. Dicemmo no!"

"Pure era in ballo il futuro dell’Italia, dicevano, per l’Enel la potenza elettrica - affermano - doveva raddoppiare ogni 10 anni seguendo una crescita esponenziale. Tutto il comprensorio seppe dire no a questo progetto che avrebbe irrimediabilmente distrutto la costa Est con le sue spiagge a vocazione turistica, danneggiato l’agricoltura e la salute dei cittadini e non sarebbe neppure servito allo sviluppo dell’economia nazionale. Oggi è facile vedere che i cittadini avevano ragione!"

" Le forze politiche che amministravano i Comuni del comprensorio - aggiungono - decisero che su di un tema così importante doveva essere data la parola ai cittadini, all’interno del dibattito referendario poi ognuno avrebbe portato le proprie idee. I politici ebbero l’intelligenza e la sensibilità democratica di ascoltare la voce dell’intero comprensorio e di seguirne l’indicazione.

"Trenta anni fa - rimarcano dal Comitato - impedimmo con un referendum che di nuovo accadesse come a Pontedoro, l' ampia spiaggia a sud di Piombino dove si fermava il fenicottero rosa e la gente piantava gli ombrelloni sulle secche, in mezzo alle onde, distrutta nel dopoguerra dall'assalto della siderurgia".

"Oggi i politici che ci governano - scrivono dal Comitato -  dietro frasi con cui rivendicano la loro responsabilità di governo nascondano l’arroganza di un potere che non vuole confrontarsi con chi al governo della città li ha messi, hanno paura di confrontarsi perché molte delle idee che esprimono sono prive di fondamento. Tutta la vicenda Asiu-Rimateria e la scelta di non fare compiere il referendum dimostra la loro incapacità di governo non solo di una azienda ma di un intero territorio".

"Piombino - proseguono - vive oggi una profonda crisi. Possiamo uscirne solo se puntiamo alla diversificazione produttiva e non alla nuova monocultura dei rifiuti, possiamo uscirne se puntiamo sulle ricchezze del nostro territorio: il mare che è turismo, pesca ed allevamento; la terra che è agricoltura di qualità, paesaggio, siti archeologici che vanno dagli etruschi al medioevo al rinascimento, l’archeologia industriale, di nuovo il turismo; la logistica con il porto di Piombino che si proietta verso l’arcipelago Toscano la Sardegna, la Corsica; il rilancio delle industrie dalla Magona ad Aferpi; con le bonifiche come premessa indispensabile a tutto; ecc. Quel che manca è la capacità della politica di farsi carico di un progetto complessivo che sappia armonizzare le diverse scelte all’interno di un chiaro quadro programmatico dove ogni settore lavori e si rafforza in appoggio e non in competizione con gli altri. Il nuovo piano industriale di Rimateria e le industrie dei rifiuti che sorgeranno intorno ad essa proietta Piombino verso una nuova monocoltura che per poche decine di posti di lavoro e lauti guadagni per pochi impedirà la decantata e da tutti auspicata diversificazione produttiva. Dimostreremo se ce lo permetteranno che il nuovo piano industriale di Rimateria basato su di una enorme discarica non ha nessun collegamento ne con le bonifiche ne con il rilancio delle acciaierie, sono affermazioni del tutto prive di fondamento". 

"Rimateria - scrivono -  torni indietro e si orienti verso il riciclo e le bonifiche collegandosi alle esigenze locali, senza proiettarsi verso il mercato nazionale per fare di Piombino con la sua discarica un centro nazionale di trattamento, stoccaggio e spedizione di rifiuti speciali".

"Ma sopra ogni cosa - aggiungono - vogliamo mettere al primo posto quello che sempre è stato messo di lato e da ultimo: la difesa della salute delle persone, la difesa dell’ambiente! Oggi assistiamo a livello mondiale non solo ad una crisi economica che dal 2007 distrugge posti di lavoro e prospettive di sviluppo, ancora più grave è la crisi ambientale. E’ tempo di rovesciare il significato negativo che viene data alla frase: No nel mio giardino! (Nimby)". 

"E’ tempo - aggiungono -  che ogni comunità locale protegga la propria terra, l’aria, il mare, queste sono le nostre vere irrinunciabili ricchezze! Non è la terra che deve adattarsi al nostro folle modo di vivere e di produrre è vero l’incontrario! Sono le produzioni, il modo di effettuarle, il loro scopo che devono adattarsi alle leggi dell’ecologia".

"Di fronte a chi ignorando le caratteristiche del territorio: palude, riporto antropico con falda superficiale, Sin, vicinanza fiume e mare, case a poche centinaia di metri, all’ingresso della costa Est, a chi malgrado tutto vuole costruirvi sopra una nuova enorme discarica diciamo: noi ci rifiutiamo!", concludono dal Comitato Salute Pubblica.



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