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domenica 16 giugno 2019

Attualità venerdì 16 novembre 2018 ore 16:13

No ai referendum Rimateria, ecco le motivazioni

Ufficializzate le motivazioni che hanno spinto le due commissioni a dire no ai due quesiti referendari sui progetti della discarica Rimateria



PIOMBINO — La commissione per il referendum sulla discarica Rimateria si è riunita nuovamente oggi, venerdì 16 Novembre, per formalizzare definitivamente la non ammissibilità dei due quesiti, attraverso due relazioni che argomentano nel dettaglio il percorso che ha portato alle decisioni.

La proposta di referendum, ricordiamo, era stata avanzata dal Comitato Pro Referendum promosso dal Comitato Salute Pubblica. Due i quesiti referendari nei quali si chiedeva il coinvolgimento della cittadinanza sull'ampliamento della discarica Rimateria a Ischia di Crociano a Piombino e sulla vendita di due pacchetti rispettivamente del 30 per cento delle quote azionarie ai privati. Due i quesiti analizzati dalle due commissioni di verifica.

Per quanto riguarda il primo quesito, quello relativo alla realizzazione di una discarica per rifiuti speciali da 2,5 milioni di metri cubi, la commissione ha evidenziato come l’autorizzazione alla costruzione dell’impianto sia subordinata alla esplicazione di specifiche competenze che appartengono al Comune e alla Regione, facendo venir meno il requisito necessario per l’ammissione, stabilito dallo Statuto, dell’esclusiva competenza locale del quesito stesso. Nel testo della relazione si legge che l’impianto in questione può essere realizzato solo con il concorso necessario di più amministrazioni. Il quesito referendario travalica quindi la competenza esclusivamente locale ed è per questo inammissibile.

Scendendo nel particolare, si legge che “la realizzazione di qualsiasi impianto nell’area interessata può essere negata solo se si cambia la destinazione dell’area stessa, cosa che non può accadere con il referendum consultivo oggetto di esame per due ragioni evidenti: 1) la domanda di cambiamento di destinazione d’uso non fa parte del quesito referendario; 2) elemento decisivo è che una domanda con questo contenuto non sarebbe comunque ammissibile in quanto il referendum non è consentito per gli strumenti generali urbanistici, come da Statuto, per eliminare la previsione urbanistica vigente è necessaria una variante con le procedure previste dalle leggi statali e regionali; 3) In ultimo, è stata valutata anche la posizione del privato in relazione alle previsioni urbanistiche. 

A fronte di un’istanza intesa a ottenere un permesso di costruire, nel caso specifico una discarica, si mette in moto un meccanismo obbligatorio per legge che si conclude con un atto di assenso anche tacito o con un diniego, secondo le normative statali e regionali”.

Per il secondo quesito, relativo alla vendita delle azioni di Rimateria possedute da Asiu e quindi indirettamente anche dal Comune di Piombino come maggior azionista di Asiu, la bocciatura viene motivata con il fatto che la proposta referendaria è intervenuta in un processo ormai giunto a conclusione per la cessione del primo lotto, con il passaggio del 30 per cento di azioni in mano privata, e che si trova in fase di perfezionamento per il secondo lotto, in attesa della convocazione dell’assemblea Asiu.

“Rispetto a questa seconda fase – si legge nella relazione – occorre indagare circa la possibilità del Comune di Piombino di determinare, con una nuova decisione del Consiglio comunale, la revoca dell’autorizzazione alla cessione del secondo lotto del 30 per cento delle azioni, approvata nel 2016 con delibera del Consiglio comunale, e se tale decisione abbia la forza da sola di bloccare il processo in atto”.

Facendo riferimento alla relazione del dirigente dei servizi finanziari allegata, la risposta è negativa perché l’assemblea Asiu ai sensi del codice civile, può modificare i criteri di liquidazione e i poteri del commissario liquidatore già fissati ma, per lo statuto di Asiu, può farlo solo con i voti favorevoli dei due terzi del capitale sociale. Il Comune di Piombino, che detiene in Asiu il 61,8 per cento, non può pertanto raggiungere questo quorum e occorre che altri azionisti di Asiu supportino la scelta del Comune per raggiungerlo. Ci si trova dunque di fronte a una ipotesi di procedura che non è nella esclusiva disponibilità del Comune di Piombino, anche in questo caso.

La richiesta risulta pertanto tardiva intervenendo in una operazione sulla quale il giudizio dei partecipanti alla consultazione referendaria non avrebbe più spazi per ottenere dagli organi politici competenti un nuovo pronunciamento che possa produrre effetti diretti sulla vicenda.

Il no al referendum annunciato già a inizio settimana ha scatenato non poche reazioni, comprese quelle delle forze di opposizioni in Consiglio comunale e dello stesso Comitato Salute Pubblica che ha lanciato un appello a tutti i consiglieri comunali di Piombino invitandoli a votati sì alla proposta di referendum in Consiglio comunale. Con il voto favorevole della maggioranza qualificata infatti si potrebbe ribaltare la decisione delle due commissione.



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