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domenica 21 aprile 2019

Attualità martedì 14 febbraio 2017 ore 18:59

Le crisi aziendali sotto la lente della Regione

Foto di archivio

Nel report sulle vertenze aperte e seguite dall'Unita di crisi lavoro regionale spiccano Aferpi, Cave, Elettra, Trailer e Magona



PIOMBINO — Sono stati 42 i tavoli di crisi su altrettante vertenze aperti e seguiti dall'Unità di crisi lavoro della Regione Toscana nel periodo dal 1 novembre 2016 al 31 gennaio 2017, per un totale di 10.379 lavoratori coinvolti, sia dipendenti diretti che indiretti, e 8.314 posti di lavoro a rischio. Di questi, i tavoli attivati per la prima volta in quest'ultimo periodo sono 17, per 1.994 lavoratori coinvolti e 869 posti di lavoro che risultano a rischio, riferendosi, cioè, ad aziende in cui vi siano esuberi dichiarati o si faccia ricorso ad ammortizzatori sociali.

Tra i tavoli attivati saltano all'occhio inevitabilmente quelli legati alla Val di Cornia con Aferpi, Cave di Campiglia, Elettra, Magona Arcelor Mittal e Trailer.

Il grosso delle vertenze seguite in questi mesi per settore e distribuzione percentuale dei posti di lavoro a rischio (esuberi o ammortizzatori) riguarda il settore dell'industria (86%) e, solo in percentuale minima, quelle legate ad agricoltura (4%), commercio, magazzinaggio, alloggio e ristorazione (4%). In misura minore vi rientrano attività finanziarie e assicurative (2%), informazione e comunicazione, edilizia, servizi (1%). Il 2016 ha permesso di guardare da vicino questi settori industriali colpiti dalla crisi, nel nostro caso quella della metallurgia e siderurgia (51%) ma anche della metalmeccanica (15%). 

E' dal gennaio 2011 che l'unità di crisi si è occupata di 226 vertenze che hanno coinvolto oltre 45 mila lavoratori, compreso l'indotto, per quasi 27 mila posti di lavoro a rischio, vale a dire esuberi annunciati o ammortizzatori sociali. Di queste 226 vertenze, 46 hanno visto anche l'apertura di tavoli presso il Ministero dello sviluppo economico.

Il report fornito dalla Regione Toscana vuole testimoniare l'impegno profuso per l'economia regionale e il futuro dei lavoratori. La Val di Cornia ha potuto vivere in prima persona questi percorsi, alcuni dei quali sono stati conclusi con accordi come il recente caso di Cave di Campiglia, altri invece amaramente come il caso di Elettra, altri infine hanno visto i lavoratori scendere in piazza per il loro futuro, come nel caso Aferpi simbolo del territorio.



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