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Attualità lunedì 06 febbraio 2017 ore 21:10

Addio all'ex chiesa di Sant'Antimo sopra i canali

La vendita dell'ex chiesa risulta come un addio agli occhi dei piombinesi. Per Nedo Tavera una perdita per tutta la città



PIOMBINO — La notizia della vendita dell'ex chiesa duecentesca Sant'Antimo sopra i Canali ha smosso l'opinione pubblica. L'antico edificio è stato acquistato da dei privati e sarà almeno per una parte convertito ad abitazione privata (leggi l'articolo correlato). 

Un fatto, riportato sulla cronaca locale, che ha smosso anche Nedo Tavera, noto conoscitore della storia locale e autore di diversi libri in materia.

"Non credevo fosse, oggi, possibile un incredibile fatto di cronaca tale da sbalzarci di colpo nel buio culturale degli anni '50, quando fu avallata la distruzione del Palazzo dei Principi di Cittadella e dello storico Teatro dei Ravvivati e quando per decenni fu decretato lo stato di abbandono del centro storico di Piombino e lo svilimento dei suoi monumenti. Non credevo neanche possibile un ritorno a pochi anni fa, quando fu accettato che venissero irreparabilmente annientati i giardini di Piazza Manzoni, ossia del belvedere della Cittadella medesima, ben sistemata a verde nel 1925 da accorti amministratori. Questo per dire che ora, sempre in questa parte suggestiva e pregiata della città antica, si consente la vendita a privati, per di più stranieri, della Chiesa di Sant'Antimo sopra i Canali, l'antichissima ex Chiesa Matrice, che sorse quasi alle origini della città stessa: il monumento duecentesco, insieme al Torrione, più vetusto che si sia conservato in Piombino e che per il sentimento dei piombinesi dovrebbe essere equiparato al Duomo di Milano per i Milanesi. Questa ex Chiesa non può essere trasformata in residenza privata e non può non essere riportata ad ogni costo all'uso pubblico e destinata a finalità culturali. Essa occupa già un buon posto nella bibliografia locale, grazie ad avanzate ricerche sul suo passato e a studi sulla stessa sua struttura monumentale. Le sue sacre mura, stracariche di storia, ci hanno generosamente riversato di recente grandi tesori in suppellettili musive e ci ricordano che esse sono state per secoli e secoli al centro dei fondamentali eventi cittadini: degli eventi tristi e gioiosi, delle nascite e delle morti, dei proclami di guerra e di pace, finanche dell'avvento e delle sepolture di regnanti e Principi locali, compreso l'ingresso trionfale nello Stato di Piombino, nel 1805, di Elisa Bonaparte e Felice Baciocchi. Non deve sfuggire poi che la Chiesa, insignita dal Cinquecento del titolo di Abbazia, fu testimone, nel Settecento, delle visite e delle prediche di San Paolo della Croce, del quale è famoso il carteggio con Suor Cherubina Bresciani, di notabile famiglia piombinese e Monaca di clausura nel Monastero annesso al complesso religioso. E si potrebbe continuare con le prerogative. Facciamo tabula rasa di tutto?".

La vendita dell'ex chiesa rischia così di passare nell'indifferenza più totale. La speranza, a questo punto, potrebbe essere solo la stipula di un accordo di collaborazione per l'utilizzo della navata centrale a scopi culturali. Per Tavera si tratta di "uno scandaloso impoverimento dei beni culturali di Piombino a tutto svantaggio dei futuri piombinesi, dei visitatori della città e dello sviluppo turistico di quest'ultima".



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