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mercoledì 24 luglio 2019

Politica mercoledì 25 gennaio 2017 ore 16:01

Non solo Rebrab, anche il Governo deve rispondere

A questo punto per i 5 Stelle bisogna avere risposte dal Governo per capire se, in caso di bluff di Rebrab, ci siano possibilità per l'acciaio



PIOMBINO — "La proprietà non è più un interlocutore; stante la dichiarata impossibilità a portare avanti gli impegni industriali presi a maggio 2015 con la firma dell’accordo di programma, la palla passa all’altro firmatario di quell’accordo: il Governo". Così il Movimento 5 Stelle è intervenuto in questo valzer di dichiarazioni sulle sorti del progetto industriale Aferpi, a pochi giorni dall'incontro al Mise in cui è stata dichiarata l'ultima chiamata per Issad Rebrab (leggi l'articolo correlato).

Infatti, come spiega il M5S, la dirigenza aziendale è stata molto chiara nel definire che in assenza di finanziamento bancario non partiranno gli investimenti. Tutto, insomma, dipenderà dall'ultimo incontro con il patron di Aferpi che deve mettere sulla scrivania il piano economico del ministro Calenda il nuovo piano economico-finanziario aggiornato. Ma, i pentastellati piombinesi lo hanno detto: "La proprietà non è più un interlocutore" e rivolgono una serie di domande al Governo in quanto firmatario dell'accordo di programma.

"Il Governo italiano è in grado, o semplicemente vuole, mantenere le quote acciaio che l’Europa ci assegna? - chiedono in una nota - In Italia e a Piombino ci sono le condizioni per essere competitivi nel mercato della siderurgia? Si può prescindere da un piano siderurgico nazionale che metta insieme Piombino e Taranto, e coinvolga anche i produttori del nord? Cosa intende fare il Governo, in quanto firmatario dell’accordo di programma, per risolvere la crisi occupazionale del nostro territorio? Ad oggi si può stabilire una data certa per l’inizio delle bonifiche di parte pubblica? Certo le risposte potrebbero non piacere, - hanno concluso - ma l’unica cosa certa è che la data del primo luglio è ormai prossima e c’è la più che concreta possibilità che ci si arrivi con lo stabilimento ormai fermo, che tradotto in termini più comprensibili significa: stop ammortizzatori sociali, via ai licenziamenti, fine della siderurgia a Piombino". 



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