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Attualità domenica 27 ottobre 2019 ore 07:00

La piazza del tempo perduto

Su #tuttoPIOMBINO “La piazza del tempo perduto” di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



- — Piazza Bovio in una fredda mattina di febbraio, quando lo senti nell’aria il profumo della primavera, sai che sta per venire, ma ti fa trepidare, davanti a quel mare placido, immemore lago dove rispecchi ricordi e frammenti di passato. Rivedi un bambino per mano a suo padre che attende il futuro, pone domande sul tempo perduto, su vecchie sconfitte, giorni lontani che per lui sono storia, momenti da scrivere in un grande libro, cose passate. Per il padre le parole sono acute ferite, piaghe di vita passata, antichi dolori che non vorrebbe rivivere. Ma lo stesso racconta, si lascia prender per mano da quelle domande, un bambino curioso - in fondo - è quel che avrebbe voluto. E ricorda cupi momenti di turpe gloria e bombe che cadono e bimbi feriti e uomini a bordo di carri e donne che piangono e morti fanciulli. Ricorda, ma vorrebbe scacciare i ricordi e tornare al presente, prendere in braccio il bambino, guardare lontano, dirgli lo vedi che adesso è finita, verrà un mondo migliore, lo vedi che mare abbiamo davanti, che isole, che grandi scogliere dipinte di giallo e di verde, le vedi le barche che solcano onde e portano a riva reti ricolme di pesce, lo vedi che il peggio è passato e il passato non torna, lo vedi… Ricorda e una lacrima solca il suo volto olivastro di vecchie rughe, un pensiero fugace, una smorfia di triste passato, ragazza lontana che specchia occhi verdi nel mare che cangia colore. Ricorda che lei non c’è più, che frequenta il suo tempo perduto, che di quei giorni andati non resta più niente, persino i sapori non sono più quelli, ormai tutto sa di rimpianto. Ricorda che forse è meglio non ricordare e stringe il bambino al suo petto, lo stringe con forza per soffocare incertezze e pensieri nell’abbraccio d’un padre. Pensa che un giorno anche lui soffrirà un dolore lontano, aprirà gli occhi, vedrà il mare in tempesta, sentirà d’aver perso il suo tempo inseguendo chimere. Ma non è ancora il momento e non serve conoscere il male del mondo per poterlo evitare.

Piazza Bovio in una fredda mattina di febbraio. Padre e figlio per mano. Le isole lontane, il mare calmo, placido, in attesa. E quel padre svanisce nella nebbia di troppi dolori, mentre il figlio resta in silenzio a guardare le onde che emanano antichi profumi di alghe e meduse, di scogli e crostacei, di sogni. E adesso comprende che tutto quel tempo che aveva davanti adesso non è più futuro. E piange.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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