Attualità Domenica 02 Agosto 2026 ore 07:00
Le carovane sportive di Alfio Callai

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Le carovane sportive di Alfio Callai" di Gordiano Lupi
PIOMBINO — Un ricordo indelebile dei primi anni Settanta sono le carovane nerazzurre organizzate da Alfio Callai, che partivano dal Bar Cristallo, in quel tempo gestito dal mitico Thomas che per anni è stato dirigente della gloriosa Unione Sportiva Piombino. Ricordo ancora quando uscivo da scuola e passavo di fronte alla vetrina dove spiccava un cartello con la raccolta delle adesioni - sarà stato il 1974, frequentavo il primo anno del liceo classico in via Cavour - per andare a vedere la gara in trasferta del Piombino. Credo che il primo viaggio (tanto agognato) per me sia stato a Castellina in Chianti - fine ottobre del 1974, perdemmo 2 a 0 - ma non rammento bene, è un’età lontana, la memoria mischia ricordi e poi non è importante stabilire la certezza della data. Era una cosa che volevo fare con tutto me stesso, andare a vedere il Piombino in trasferta, al punto che una domenica - non rammento quale - feci il viaggio in autobus da solo, insieme a sportivi più grandi, perché i miei amici erano in tutt’altre faccende affaccendati. Ricordo che a Castellina in Chianti ci son stato di sicuro, come a Querceta, Volterra, Forte dei Marmi, Pontassieve, Terranuova Bracciolini, Larciano, Cerreto Guidi, Cecina e Rosignano. Tutti luoghi sicuri della mia adolescenza, aggiungerei Castelnuovo Garfagnana, ma con il Club Nerazzurro Il Torrione - fondato da un gruppo di giovani, al Bar Nuovo in piazza della Costituzione (adesso Pinguino, come mai non riesco a chiamarlo così?) -, si pranzava al sacco, una sorta di bestemmia per il buon Callai. Alfio era un tipo fatto a modo suo, amava soprattutto mangiare bene, era anche appassionato di calcio, ma il suo primo pensiero consisteva (sin dal lunedì) nel prenotare un buon ristorante vicino allo stadio, arrivarci a mezzogiorno in punto, avere due ore buone per gustare almeno tre primi, due secondi, un contorno e il dolce, tutto accompagnato da un fiasco di vino locale, ovviamente concordando un prezzo modico.

Le partite cominciavano alle 14 e 30 (tutte!) - maledetta Federazione, avrà pensato Callai, non ci lascia neppure il tempo per digerire -, non era così facile abbinare pranzo domenicale e tifo da stadio. Negli anni Settanta abbondavano trattorie vecchio stile, non era ancora tempo per ristoranti stellati e vini doc, bastava un fiasco impagliato con un po’ di liquido rosso dentro e qualcuno che ti dicesse: “Bevi, bimbo, è roba bona!”. A Castellina c’era un ristorante nella piazza del paese, sotto la torre, quella con l’orologio, adesso sarà diventato un posto per inglesi, non so, da secoli non vado a far gite per il Chianti. A Staffoli c’era Beppe Polli in Bicicletta, ottimo prima di andare a Santa Croce Sull’Arno per giocare contro la Cuoiopelli, non credo che sia ancora aperto, come non ci sarà più Vito il mago della pizza a Orentano. A Pontassieve ricordo Il Girarrosto che cucinava un piccione allo spiedo da leccarsi i baffi e altri uccellini saporiti, ci si andava per quello ed era proprio in piazza. Tavarnelle, invece, la rammento per un ristorante vista stadio in costruzione, c’era un piazzale verde e una tribuna scoperta, se ci passi adesso è un impianto vero, un campo sportivo da Quarta Serie. Devo dire che come ristoranti anche oggi Tavarnelle non sta messa male, lo scorso anno ho mangiato una bistecca alla Sosta di Pio V che ancora mi ricordo, certo vino e prezzi non hanno niente a che vedere con i primi anni Settanta. A Piombino avevamo il Magona, s’era fatto la B, avevamo un patrimonio di discorsi inutili, guardavamo tutti dall’alto in basso, ma su certi campi perdevamo, dopo aver lottato, ci mancherebbe altro, ma perdevamo. Era Promozione anche quella dei tempi del Callai, proprio come oggi, ma era un’altra Promozione, non c’entra niente il fatto che avevo 15 anni. Nel 1974 arrivammo decimi e persi poche partite, come nel 1975 quando ci rubarono il campionato (Cerretese e Morandi), infine nel 1976 ho assistito da tifoso al tanto agognato ritorno in serie D. Poi ho cominciato ad arbitrare pure io, la domenica non c’era Alfio Callai che tenesse, dovevo giocare la mia partita e quando mangiavo al ristorante il mio ordine era sempre lo stesso: pasta al pomodoro e una fetta di crostata. Cibo triste da atleti. Per fortuna che mi rifaccio oggi quando vado in trasferta a seguire il Piombino e mi torna in mente Alfio Callai con quella banda di matti (simpatici) che beveva un fiasco di vino e andava allo stadio a cantare: “Pontassieve dove sei? / Sono sotto il pentolino / per paura del Piombino!”, oppure “Tra le rose e le viole / nerazzurro ci sta bene / noi vogliamo tanto bene / alla squadra del Piombino!”. Altri tempi, altri ritmi, altre partite, altri ristoranti. Alfio Callai sorride da una ferita del passato, di sicuro pensa che dopo di lui nessuno ha saputo organizzare così bene le trasferte sportive (e culinarie) nerazzurre.
Gordiano Lupi
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