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mercoledì 17 luglio 2019

Politica domenica 02 luglio 2017 ore 12:00

Quelle pecche dietro la chiusura del canile

A sottolinearle è il consigliere comunale Ferrari: "Il problema è stato gestito dall'amministrazione comunale nel modo peggiore possibile"



PIOMBINO — La chiusura del canile di Piombino e il conseguente trasferimento dei cani presenti nella struttura continua a far discutere. 

"Dai social ai luoghi più istituzionali, quali su tutti il consiglio comunale del 29 giugno scorso, ogni occasione è stata buona per discutere della questione canile. - ha ricordato il consigliere comunale Francesco Ferrari (Fratelli d'Italia - An) - Certo è che le recenti dichiarazioni rese pubblicamente dal cittadino che ha introdotto il ricorso contro il Comune, uscendone totalmente vincitore (leggi gli articoli correlati), hanno ribadito quello che noi convintamente avevamo già dichiarato: il problema è stato gestito dall'amministrazione comunale nel modo peggiore possibile. Della serie, volendosi impegnare a fare un disastro, non poteva essere fatto di meglio".

Attualmente 5 dei 45 cani presenti nella struttura sono stati adottati, mentre continua la campagna avviata da Enpa e Comune per l'affidamento temporaneo o l'adozione degli animali che a giorni dovranno trovare una nuova collocazione. 

"Un primo grave errore l'amministrazione comunale lo commise anni fa, quando concesse il diritto ad edificare a poche decine di metri dal preesistente canile, senza pretendere dal costruttore le necessarie opere di insonorizzazione. - ha sottolineato il consigliere Ferrari - Un secondo errore non può che essere ricondotto alle ingenti somme di soldi pubblici spese negli ultimi anni per ristrutturare un canile che la stessa giunta aveva già deciso di spostare altrove. In questo consapevole comportamento ci si chiede se non sia stato arrecato un conseguente danno erariale per le casse del Comune. Un terzo errore infine si riscontra nella gestione del contenzioso giudiziale, specie se corrisponde al vero il fatto che il cittadino in questione si era dichiarato disponibile a non proseguire la causa laddove il Comune si fosse impegnato a trasferire i cani entro una data assolutamente congrua, il 31 dicembre 2017, ma l'assessore Chiarei rifiutò l'accordo. L'epilogo è stato un doppio grado di giudizio ove il Comune e' risultato soccombente ed obbligato a pagare pure le spese legali della controparte".

Di tutta fretta, ora, il Comune ha approvato il nuovo progetto che costerà circa 600mila euro e sarà pronto per novembre 2017 (leggi l'articolo correlato).

"In tutto ciò, - ha tenuto a precisare Ferrari - appare davvero poco elegante l'approccio di un assessore che si è soltanto preoccupato di contestare il legittimo atteggiamento di un cittadino, esasperato dai rumori, invece che cercare di comprenderlo ed aiutarlo, accettando la proposta dignitosa che dallo stesso era arrivata. Peraltro, l'avvocato Alessandro Napoleoni (il cittadino che vinto la causa, ndr) è stato tutto meno che poco comprensivo, come invece si è voluto far credere: lo stesso ha pure rinunciato a mettere in esecuzione una ordinanza (quella di ottobre 2016) che per legge era provvisoriamente esecutiva, nonostante in consiglio comunale l'assessore Chiarei abbia sostenuto strenuamente il contrario; in altre parole, il ricorrente è stato sin troppo magnanimo a non mandare mesi fa gli ufficiali giudiziari a liberare il canile; e non ci si lamenti allora che il Tribunale del reclamo abbia dato solo 8 giorni per eseguire l'originaria ordinanza, perché il Comune lo doveva fare da ottobre e questo lo sapeva bene".



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