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Lavoro sabato 16 luglio 2022 ore 15:57

Aumenti e siccità, mercato cereali in ginocchio

Cia Etruria: "Con queste condizioni sarà difficile seminare nuovamente frumento duro in autunno, col risultato di una maggiore dipendenza dall’estero"



LIVORNO — Cia Etruria lancia un grido di aiuto per i cerealicoltori, in ginocchio a causa della siccità e degli aumenti dei costi.

"Il crollo a 45 euro/ton. del grano duro alla Borsa merci di Bari rischia di mettere in ginocchio gli agricoltori, già vittime dei folli aumenti dei costi di produzione e della siccità. - hanno spiegato - Il pesante deprezzamento va contro ogni logica, in un momento di stallo del mercato cerealicolo dopo il conflitto ucraino e con il prezzo della pasta aumentato del 17%, il frumento duro ne è il principale ingrediente. Cia-Agricoltori Italiani lancia, dunque, l’allarme per il forte ribasso delle quotazioni, condizionate dagli effetti speculativi della finanza internazionale: da 565 euro/ton. alle attuali 520, nell’arco di una sola settimana. L’indice dei future sul grano duro alla Borsa di Chicago è, infatti, schizzato dopo le notizie di presunte stime abbondanti sul prossimo raccolto in Canada. Secondo Cia, tali stime, molto affrettate (la trebbiatura in Nord America si effettua fra tre/quattro mesi), vengono pubblicizzate al solo scopo di indurre i cerealicoltori italiani a vendere subito, con la logica conseguenza del calo dei prezzi".

"Le attuali quotazioni del grano duro sono ben lontane da quelle di qualche settimana fa e gli imprenditori agricoli reclamano, pertanto, il giusto prezzo, condizione essenziale per la copertura dei costi di produzione fortemente maggiorati. - hanno proseguito - Se il costo medio di produzione per un ettaro di grano duro si attestava, secondo Cia, sui 700 euro, oggi ne occorrono almeno 1.200. La gran parte di questi aumenti è da riversare sull’aumento del costo del carburante agricolo (schizzato a 1,60 euro al litro), per cui Cia lamenta nel Decreto Aiuti la mancata proroga del credito d’imposta. A questo si aggiunge il calo della produzione, con rese che saranno inferiori di circa il 35% alle medie degli ultimi anni, diretta conseguenza del prolungato periodo di siccità".

“Con queste condizioni, sarà difficile seminare nuovamente frumento duro in autunno, col risultato di una maggiore dipendenza di materie prime dall’estero e un danno alla filiera della pasta 100% Made in Italy” ha concluso Cinzia Pagni, presidente di Cia Etruria.


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