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Attualità lunedì 05 ottobre 2015 ore 18:00

La parroccchia di Piombino è pronta ad accogliere

Don Paolo Pasolini sacerdote di Piombino già viceparroco di Portoferraio risponde all'appello del Papa sull'accoglienza dei migranti



PIOMBINO — Don Paolo Pasolini, parroco a Piombino, è prete della diocesi di Massa M. e Piombino di cui fa parte anche l'Elba. Don Paolo conosce l'isola anche per essere stato, per qualche tempo, viceparroco della chiesa di San Giuseppe di Portoferraio. La sua riflessione è apparsa sul settimanale Toscana Oggi.

I migranti dovrebbero trovare le porte aperte nelle chiese del nostro territorio. «Quella del Papa è un’idea splendida – dice don Paolo Pasolini della parrocchia Madonna di Montenero in Piombino –. E come parroci dovremmo organizzarci per accogliere i profughi negli spazi delle nostre canoniche. Dovremo trovare le modalità e i criteri attraverso i quali seguire questa strada così che le parrocchie si possano fare carico delle famiglie di migranti.

Nonostante la carenza di strutture potremmo comunque farcela a trovare spazi di accoglienza anche all’interno di nuclei familiari della nostra parrocchia. Le parole del Papa non fanno che confermare i desideri di noi sacerdoti. E non ci dovremmo fermare alla semplice accoglienza. L’ideale sarebbe coinvolgere le famiglie di migranti che arriveranno nelle attività della parrocchia per far sì che queste persone possano integrarsi con la nostra realtà.

Già in altre realtà ecclesiali nazionali si assiste ad una vera mobilitazione a questo riguardo. Il richiamo del Papa è importante così come stabilire gli aspetti pratici per accogliere le famiglie, trovando strutture adeguate, magari unendo le forze di più parrocchie per riuscirci, e cercando anche la disponibilità dei parrocchiani. Non possiamo permetterci di offrire solo un letto. Dobbiamo dare una opportunità a queste persone. Ora dobbiamo agire, combattere la paura, alimentata dai Salvini di turno, che può esserci tra la gente quando si parla di migranti.

Non è più ammissibile restare a guardare in silenzio le immagini di questa tragedia, ma è importante che tutti si mettano in gioco. La mia parrocchia è pronta a fare la sua parte - afferma don Paolo - anche se al momento non disponiamo di locali liberi per l’ospitalità dei migranti. Valuteremo eventuali soluzioni. Il prossimo passo sarà incontrarsi con le istituzioni e i vari enti pubblici per capire come poterci muovere.

A prescindere da come papa Francesco volesse intendere il termine “parrocchia”, se una comunità di fedeli oppure un luogo fisico, bisognerebbe rompere prestissimo ogni tipo di indugio e capire come meglio gestire l’aspetto dell’accoglienza. Tutto ciò è urgentissimo, visti i campanelli d’allarme sulle future emergenze umanitarie.



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