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Attualità giovedì 11 giugno 2020 ore 08:00

Elba 21/27 "C'è un territorio che sta nella stessa barca"

Gabriele Canè, giornalista di QN La Nazione

Gabriele Canè torna a parlare di unità dell'isola ma anche di dissalatore di Mola e di rapporto con la Valdicornia. Ecco la lettera che ci ha inviato



PORTOFERRAIO — Gentile Direttore,

(uso questa formula anche se ho visto che qualcuno ha ironizzato al riguardo, a conferma che le buone maniere sono come i fiori: appassiscono) permettimi di tornare sull’argomento del cosiddetto comune unico, o meglio sulla necessità di una maggiore coesione amministrativa dell’Elba. Oltre che sul suo futuro, come giustamente hai sottolineato nell’editoriale che sta animando questo dibattito. 

Non voglio ripetere quanto hanno detto a QUInews il presidente della Fondazione Isola d’Elba (a cui appartengo) Marco Mantovani, o l’architetto De Santi, padre della fusione riese. Ma credo veramente che il momento sia favorevole per rilanciare una riflessione in materia dopo lo stop del referendum del 2013. 

Lo è per come il disordine istituzionale emerso nell’emergenza Covid abbia sottolineato la necessità di una semplificazione delle cabine di comando. Per la necessità sempre più evidente di una massa d’urto importante, e non frammentata, per concorrere ai fondi europei e regionali: tanto danaro che c’è, e che può e deve essere preso e speso per il sostegno e il rilancio di una realtà territoriale che come e più di altre sta pagando una inedita e difficile crisi economica. Per la quotidiana dimostrazione di come ci siano problemi insulari e non locali: dall’ approvvigionamento di carburante, al nodo del dissalatore di Mola. 

Un impianto che dovrebbe servire l’isola, non un comune, per il quale occorrerebbe unità di intenti. Ammesso che sia quella (e personalmente non ne sono troppo convinto) la soluzione migliore per garantire acqua all’isola. Perché non vorrei, ad esempio, che siccome si dissala il mare, si continua a lasciare andare nello stesso mare milioni di litri di acqua dolce che arrivano all’Elba attraverso quel colabrodo che è la condotta sottomarina. 

Capisco i sindaci della Valdicornia che lamentano il fatto di dover dare l’acqua all’Elba e premono per l’avvio dell’impianto di Mola. Ma se la loro acqua andrà ancora ad addolcire quella del canale, nessuno se ne gioverà. 

Insomma, c’è un’isola fatta di tante realtà territoriali che possono e debbono mantenere la loro identità. Ma c’è anche un territorio che sta nella stessa barca riguardo ai collegamenti, allo sviluppo e al rilancio turistico, alle infrastrutture, ai servizi, a mille problemi quotidiani. E se in questa barca ognuno rema per conto proprio, e non c’è un timoniere che tiene la barra, beh, è facile che si vada sbattere o che non ci si muova dal porto. 

Che poi, come ha sottolineato Barbetti, sia più opportuno un organismo di collegamento, è possibile. Ma a mio avviso solo come momento di (rapido) passaggio a una realtà unica e organica. Un momento costituente, o ricostituente, di un progetto da far maturare tra la gente, tra i giovani soprattutto, quelli a cui è affidato l’oggi e soprattutto il domani dell’isola. Orgogliosi della loro origine, ma fieri soprattutto di essere elbani.

Gabriele Canè


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