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Attualità domenica 14 maggio 2023 ore 07:00

I bar dei cinema della vecchia Piombino

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “I bar dei cinema della vecchia Piombino” di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — La storia della nostra città passa attraverso tante piccole storie di uomini e donne che hanno contribuito a renderla vitale e accogliente, magari solo aprendo un bar o un ristorante, un locale dove giocare a carte e bere un bicchiere di vino, con il passare del tempo uno spritz, ché i gusti si sono omologati.

Tra questi personaggi merita un ricordo Giuseppe Persico, gestore del Bar del Cinema Odeon dal 1972 al 1997, subito dopo il popolare Carabina. Persico adesso si gode la pensione, ma in vita sua ha lavorato molto come barista, sia a bordo della vecchia Navarma, sulla linea Piombino - Portoferraio, che in alcuni bar cittadini come il Supercinema del Bendinelli e il Bar della Posta.

Il Bar del Cinema Odeon a quei tempi (non così lontani, sono la mia adolescenza e giovinezza), non era un locale pensato solo per il cinema, un mero spaccio di pop-corn e caramelle come si è ridotto con il passare degli anni e il mutare delle mode. Il bar serviva gli spettatori delle pellicole, numerosi soprattutto nel fine settima, ma era aperto sin dalle prime ore del mattino; aveva un doppio ingresso, il primo in via Lombroso (un tempo via Fragola), lato cinema, il secondo in via Tellini, dove con la buona stagione il gestore disponeva anche dei tavoli all’aperto. Il lavoro era tanto, cominciava con le colazioni degli impiegati di banca e finiva con l’ultimo spettacolo dell’Odeon. Erano tempi che un cinema produceva lavoro e dava da vivere non solo al gestore ma a tutta una serie di piccole attività collaterali. Supercinema e Metropolitan - i locali più prestigiosi - avevano un bar attiguo alla sala, proprio come l’Odeon; solo il Sempione (cinema povero di seconda visione) non l’aveva, per quella piccola sala presa d’assalto dairagazzi nel fine settimana bastava un banco con una venditrice di semi e noccioline

Il Bar del Supercinema era lo storico Bendinelli, senza collegamento interno, si poteva assaporare un caffè solo prima di fare il biglietto; mentre il Bar del Metropolitan era (ed è ancora, ma con meno rapporto) il Falesia di Antonio, che serviva gli spettatori grazie a un oblò ricavato nella parete. All’esterno del Metropolitan, proprio in fondo alle scalette, davanti al Rivellino, stazionava un signore soprannominato Celentano (non chiedetemi perché, forse la passione per il cantante), che vendeva specialità adesso in estinzione come lupini bagnati nell’acqua fresca e arachidi tostate in casa.

Preistoria dei gusti italiani, quando esisteva una differenza tra le cose e non imperava una cultura globalizzante; adesso solo pop-corn e caramelle gommose prodotte non si sa dove ma uguali in ogni luogo del pianeta. Erano tempi magici, il cinema era il primo divertimento dei giovani, forse non veniva ancora considerato arte ma solo un modo per passare il tempo, addirittura c’era chi non lo giudicava degno di far parte della cultura, mettendo il teatro in posizione di rilievo. Tutti errori del passato, la settima arte è sempre stata tale, sia che fosse cinema di intrattenimento che con ambizioni di messaggio sociale. E i nostri baristi storici - Carabina come Persico - si sono fatti le ossa e hanno imparato un mestiere nei locali che servivano i frequentatori delle sale, mentre in sottofondo scorreva la colonna sonora di Via col vento e s’intuiva la musica nostalgica dei titoli di coda del Ferroviere.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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