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Mercoledì 03 Giugno 2026

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​La volontà di essere “primi”

di - Mercoledì 03 Giugno 2026 ore 08:00

In enologia è più accentuata di altri settori produttivi, non tutti, però: a volte con dei limiti di scelte e organizzazione.

Volere essere primi nelle nostre attività, non vuol dire essere presuntuosi, forse, qualche volta si!. E' una motivazione fatta di una miscela tra volere sapere e dimostrare le proprie capacità; Essere protagonisti nel fare le cose migliori per noi e gli altri. Per capire questi atteggiamenti occorre cultura e rispetto, ecco che allora, il “migliore” può essere accettato nel gruppo, nei gruppi o associazioni varie. Poi, mi sovvengono dei ricordi delle mie prime ricerche in viticoltura e enologia, 1980, storiche lontane e recenti, e penso ai vignaioli che espletavano i loro lavori con una meticolosità “da ricamo” non sempre con le nozioni giuste, le quali vengono dalla conoscenza che si può imparare dagli “altri” che sono i “migliori”, come ha fatto il sottoscritto. In enologia come tanti altri settori produttivi ci sono delle regole che hanno una logica che le fanno durare nel tempo; Sono fatte di cose semplici e chiare come per esempio le DEGUSTAZIONI DIDATTICHE GUIDATE DEI VINI. Vengono dopo i primi impegni, e durano in territori ormai affermati che le usano senza timore di essere giudicati, peraltro da esperti enotecnici. Si tratta di fare esaminare i vini presentati in una manifestazione apposita e formata da esperti, con bottiglie coperte e anonime, con l'indicazione di un numero su ogni bottiglia che conosce solo il produttore. Il tutto davanti a un pubblico che degusta i vini insieme agli esperti che commentano le qualità organolettiche dei vini presenti. 

Ci sono dei “Banchi di Assaggio” qua e la per l'Italia e nel mondo, ma nelle province, cioè ai margini di molte province, non ci sono. Ricordo quando si iniziò a organizzare la valorizzazione dei vini d Val di Cornia, ne organizzai due per due anni, 1982, 1983 e poi lasciai perchè i produttori (non tutti) non volevano essere giudicati; Da li in poi più nulla. E badate bene: non avvenivano e non avvengono perchè non ci sono “quaini”, ma perchè c'è paura di essere giudicati, I cittadini dei territori hanno il diritto di assistere e dire la propria per imparare a conoscere l'evoluzione enoica. Altrimenti la cultura enoica si ferma ai concetti personali di giornalisti di testate molto importanti, ma senza un dialogo diretto; Un conto e degustare il vino ad una fiera, altro conto e commentarlo e avere un reseconto organolettico di esperti, aperto al pubblico, nel quale cresce la cultura personale. Intanto il “piccolo” vignaiolo lavora con serenità offrendo liberamente il suo vino a tutti; Forse modesto, ma sincero; Comunque serve per fare dei paragoni. Un poco di storia rimane sempre visibile nei vecchi vigneti e nelle vecchie cantine per merito dei “vecchi” vignaioli. 

Essere i “migliori” non è, però, solo fare il vino; E anche il rapporto chiaro e diretto con il consumatore è importantissimo. Poi c'è un'altro aspetto enoico dei territori; Come quello dell'Isola del Giglio che hanno la “fortuna” di coltivare il vitigno Ansonica; Quella più vicina alla originaria vite della Grecia, non tutti ce l'hanno, ecco che allora, tutti i produttori del Giglio dovrebbero capire che dare una impronta unica a tutti i vigneti di un vitigno importante, sarebbe il

modo di avere un marchio unico, ma con le diversità che vengono dal suolo e dall'esposizione del vigneto. Ho gia fatto un articolo sull'argomento molti mesi fa, dopo avere organizzato insieme al Sindaco Schiaffino ed a Alvaro Andolfi un convegno sul vitigno Ansonaco, condotto dall'Enologo Piero Pittaro e il biologo Francesco Sala. Proprio quest'ultimo espose una tabella sulla origine del vitigno Ansonica proveniente dalla Grecia, per la quale quella più vicina biologicamente è quella del Giglio. La tabella la troverete nel quarto articolo del Lluglio 2021. Ma occorrerebbe un censimento fatto da esperti biologi dei vigneti del Giglio e da li vedere dove sono i vitigni più vicini a quelli greci. Poi, con pazienza e impegno procedere alla uniformità dei vigneti. Tutto ciò vuol dire lavorare di ricamo. 

Mi rivolgo ai produttori: non abbiate paura di fare una cosa bella e giusta par voi. I “quaini” ci sono, manca un progetto con la Regione e il vs. Comune; E' un lavoro lungo ma che non vi può rubare nessuno: è territoriale. il Sindaco Schiaffino e l'Assessore Alvaro sono persone serie, metteteli in condizioni di Agire. Qui sotto la lettera di Sala.

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Un clone di un vitigno e di uva Ansonica del Giglio

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Il vino di uva di Ansonica, in genere, può avere queste caratteristiche. Colore: giallo paglierino più e meno carico. Ottima tonalità. Olfatto: armonico, fruttato e floreale, (quello passito con sentori di fiori di arancio e frutta matura). Gusto: armonico, sapido, notevole e elegante persistenza.


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