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Attualità domenica 24 gennaio 2021 ore 07:26

Aulo Giuliani, il presidente ombra

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Aulo Giuliani, il presidente ombra" di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Quando penso al Piombino calcio la mente corre veloce a sfogliare giorni passati, riscopre Aulo Giuliani, uomo di sport a tutto tondo, appassionato di pugilato e di ciclismo, ma innamorato perso del gioco più bello del mondo: il calcio. 

Non solo, il suo calcio era quello della sua città, si giocava allo stadio Magona, in viale Regina Margherita, era l’Unione Sportiva Piombino. Per questo lo sento vicino come un fratello spirituale, ché pure io sono stato uomo di sport, ho calcato i campi di calcio fino a quarant’anni vestendo la casacca nera (poi verde, rossa e gialla, sono cambiati i colori …), per contratto avrei dovuto essere imparziale, ma con il Piombino mica ci riuscivo. Per fortuna non me lo facevano arbitrare, ché appena finito di dirigere la mia partita il pensiero (e il telefono) andava a che cosa aveva fatto il Piombino, non certo a Inter, Livorno, Pisa o che altro. 

Aulo Giuliani nutriva come me una grande passione per il calcio, ma stravedeva per l’Unione Sportiva Piombino, per il calcio locale, che esisteva prima di lui e continua a esistere ancora adesso, senza di lui, ma che - lasciatemelo dire - non è lo stesso dei suoi (nostri) tempi. Erano gli anni Settanta, poi divennero gli Ottanta, campionati di Promozione, Interregionale, serie D, giocatori come Bernardis, Da Mommio, Ficagna, Orsini, allenatori come Magherini, Barontini e Pazzi, ma ne cito troppo pochi. Era il nostro Piombino, di me che vivevo in via del Chiassatello e andavo persino agli allenamenti, di lui che viveva al Semaforo Rosso ma la domenica non poteva mancare di essere al campo per sostenere la sua squadra. Già perché era proprio sua, in tutti i sensi, e non ha mai voluto farsi chiamare Presidente, non ha mai voluto essere celebrato, non si è mai seduto in panchina. Tu pensa che senza di lui il Piombino non sarebbe esistito, non si sarebbe neppure iscritto al campionato. 

Non era importante apparire per Aulo Giuliani, quel che contava era essere, tanto per citare Erich Fromm, lavorare per rendere grande la sua squadra, costruire un giocattolo che portava allo stadio quasi mille persone ogni domenica a sostenere i colori nerazzurri. Aulo gioiva per le vittorie e per i risultati raggiunti, non dormiva la notte quando la sua squadra perdeva, e i ragazzi che componevano la formazione erano i suoi ragazzi, la sua seconda famiglia. Non è retorica, lo dicono i suoi figli, lo dicono i fatti, lo testimoniano i calciatori che hanno fatto parte della rosa. Aulo Giuliani era per tutti il presidentissimo, ma i giornali non lo potevano scrivere, perché lui lavorava nell’ombra, non è mai stato nei ruoli societari, ma ha sempre fatto di tutto, a latere di chi sedeva sul seggio presidenziale. Prima insieme a Gino Volpi - presidente effettivo - poi da solo, inserendo amici fidati (bravissime persone, tra l’altro) come Renzo Finucci e Lelio Billeri nel ruolo che lui non voleva ricoprire. Il Piombino era la sua passione che vedeva alla stregua di una missione, da portare avanti sempre e comunque, per se stesso e per la città intera. Non si può parlare di Aulo Giuliani senza ricordare Thomas, il suo più amato consigliere, che non si chiamava certo così, ma non ha importanza perché tutti a Piombino l’hanno sempre chiamato Thomas, sin dai tempi in cui gestiva il Bar Cristallo e discettava di calcio. Non possiamo mancare di ricordare i suoi calciatori più amati, veri e propri nipotini, gente come Luciano Bianchi, Raimondo Medda e Roberto Pucci, che l’hanno aiutato a rendere grande il calcio a Piombino. 

Aulo Giuliani era un uomo di calcio diverso dal solito, prima di tutto perché non amava la ribalta e gli onori, forse per le sue umili origini delle quali quasi si vantava, poi perché si sentiva parte di una collettività a cui era legato da grande affetto e riconoscenza. Aulo Giuliani era per tutti il Chiccaio, venditore ambulante di dolci e croccanti, suo primo lavoro insieme alla moglie Renza Barsotti, anche se la sua vera realizzazione è stata con il Semaforo Rosso, negozio di abbigliamento di successo. Aulo Giuliani ha fatto anche l’impresario artistico, senza scopo di lucro (chi lo farebbe oggi?), organizzando in prima persona concerti di artisti famosi che si tenevano allo Stadio Magona. I costi superavano sempre gli incassi, ma restava la soddisfazione di aver fatto venire a cantare a Piombino personaggi come Riccardo Cocciante, Miguel Bosè, Antonello Venditti. Riferisce suo figlio Gianni: “La cosa bella di quelle iniziative è che Aulo pretendeva che suo figlio facesse la fila per comprarsi il biglietto per assistere ai concerti, come tutti gli altri, senza privilegi o favoritismi di sorta”. Me li ricordo tutti quei concerti, come rammento la formazione del mio (nostro) Piombino preferito con Ficagna, Medda, Vivoli, Pucci, Faggiani, Bianchi, Pallini, Mazzaccherini, Rauggi, Rossi, Biagini… Non mi resta che dire grazie ad Aulo Giuliani, per avermi fatto trascorrere un’adolescenza meravigliosa, insieme ai miei beniamini, su quelle gradinate basse e ampie del mai troppo amato Stadio Magona.

P.S.: Il fatto che a Giuliani piacesse restare in ombra si nota bene dalle foto fornite dal figlio Gianni, dove il presidentissimo si nasconde dietro Acquaroli e Masiello. 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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