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Attualità domenica 20 settembre 2020 ore 07:00

Piazza Padella, piazzetta dell’Amore, le Macerie…

Foto di Dargys Ciberio

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Piazza Padella, piazzetta dell’Amore, le Maceria...” di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Immagini del centro storico. Immagini della nostra vita. Immagini compassate sequenze di un film di Bergman. Immagini sinfonia del passato. Piazza Padella, la piazza più piccola del mondo, la piazza che dicono sarebbe grande quanto una padella, forse un padellone per friggere il pesce in un’antica sagra di paese, vecchia usanza marinaresca di mezza estate. Quattro metri di larghezza per sei di lunghezza, l’ho misurata. È strana questa piazza Padella strutturata come un Giano bifronte. Te la trovi davanti, dopo aver percorso via Mazzini, svoltato in via del Giglio, poco prima del tunnel che porta in via del Fossato, verso piazza dei Grani e via della Marina. Una fioriera enorme, piante grasse, cactus, essenze di mar Mediterraneo, proprio al centro, un’insegna in marmo, al termine d’un corridoio un’altra piazzetta irregolare, quasi il cortile privato d’una casa, quindi una nuova insegna. Piazza Padella costruita come un’esse rovesciata, composta da due piazzette e un corridoio, bilocale all’aperto per famiglie povere, panni tesi alle finestre, il sole che filtra dalle spesse mura grondanti storia. E sopra la porta d’una casa che s’affaccia nella micropiazza c’è chi nel 1850 lasciò impresso il suo nome: Biagio Ceccarelli. Potresti immaginare la sua vita, ma non fa per te, preferisci ripensare ai giorni che correvi verso via del Fossato, quando in piazza dei Grani non c’era ancora Il viaggio di Pasquale Galbusera, costruito in puro acciaio Inox, monumento al brutto immerso nella bellezza, dono d’un padrone delle Ferriere convinto che la vita sia forgiare il ferro. Piazza dei Grani era l’antico Piaggione, separato dal mare solo dallo scalo di Marina, poi piazza dei Bresciani (ricchi piombinesi napoleonici), quindi piazzetta dell’Amore, ché tutto intorno c’erano case dove i marinai ingannavano i giorni di troppa solitudine. Una la vedete ancora, in stile liberty, elegante, fa angolo con via del Fossato, era quel che si diceva un lupanare, un postribolo, un luogo d’amore mercenario, ma pur sempre amore. Piazza dei Grani prese questo nome a metà Ottocento, quando si cominciarono a stendere granaglie sul selciato per seccarle, così disposero colonnini tutto intorno per recintare spazi, delimitando perduti sogni d’amore. Venne la guerra, tragica follia del Novecento, non ci fu rispetto neppure per piazzetta dell’Amore, tutto si perse nel cadere di bombe inclementi, persino le granaglie, anche i ricordi di baci rubati, di notti di sesso. Tutto si perse ma non la nostra fantasia di ragazzini, ché in quella piazza nei primi anni Sessanta giocavamo al calcio, sebbene in salita, pur delimitata da frantumi di case distrutte, contro una squadra chiamata le Macerie, perché quel campo era stato bombardato. E allora alzo gli occhi, scaccio il velo di pianto, la polvere di questa vita, mentre osservo via Cavour e quel che resta del vecchio liceo transennato da lavori che lo trasformeranno in condominio da vendere ai turisti. Piombino affondando. Piombino affacciata sul mare, come se non bastasse. Piombino che apre improvvisa le porte al suo mare, ragione di tutto, nascosto tra case, vicoli bui, ricordi perduti. Piombino e lo Sferracavalli, dove un tempo i cavalli perdevano i ferri, dove in giorni recenti un motorino Moriniconsumava i freni e una bicicletta Legnano scendeva a rotta di collo. Non avresti mai creduto di dover rimpiangere la scomparsa del vecchio liceo che da ragazzino volevi abbandonare per vivere la vita, il futuro, i tuoi sogni. Tornasse ancora quel tempo lontano con il vento di scirocco, come un antico soffio leggero che lascia cadere una polvere magica per vicoli antichi, da piazza Padella a via del Fossato, lungo il tunnel di via del Giglio, fino a piazza dei Grani. La campanella sta per suonare, facciamo attenzione. Forse oggi sarà sciopero, chissà. Siamo nel 1976. Anni di piombo che nel ricordo si trasformano in oro.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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