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Attualità domenica 15 luglio 2018 ore 07:00

Quattro pini e canali

Foto di Riccardo Marchionni

Tra sogni e ricordi lontani, "Quattro pini e canali" di Gordiano Lupi su #tuttoPIOMBINO



PIOMBINO — Quattro pini e un sogno lontano. Un amico perduto in un gioco distratto di stelle, un mare sconfinato, desiderio di lontane tempeste che ancor non si placa, pensiero di dolci parole d’amore dimenticate, affacciato al balcone d’una vita, tra colori di terra bruciata e cielo terso, dolore di giorni trafitti da pensieri immobili.

Quattro pini e la mano d’un vecchio bambino, che canta canzoni d’amore per un sogno lontano, nel vento di libeccio, che muove capelli e pensieri. Trepide parole nella notte, lontane ciminiere e un altoforno spento, sogno perduto di operai che confondono amore e dolore nel rimpianto della ferriera. Quattro pini e i ricordi del passato, confusi nel presente impossibile, malinconico sogno di stagioni antiche, foglie morte che svolazzano nel vento, tra piazza Dante e le strette viuzze di Marina, lungo la solita vita, calpestata con dolore, tra passi sul selciato e mare che frange le scogliere, voli e sorrisi incompiuti di gabbiani che fecondano un cielo disperato, nel vento di ponente che ostacola la prua dei traghetti in canale e rende l’Elba un povero sogno distante. 

Quattro pini e un vecchio bambino che sogna, culla pensieri e ricordi, si lascia ammaliare dal vento d’ottobre, nella rotta segnata da un cielo sconvolto dai venti che lacrima pioggia e pensieri su oleandri e tamerici, in attesa dei pini marittimi, antico e liberatorio soffio di passato.

Ricordo che da piccolo bevevo alla fonte dei Canali con lussuria, teste di feroci molossi che mi spaventavano e mi attraevano, dalle quali sgorgava un ruscello di vita. Il nonno mi teneva per mano mentre sussurrava: “Quest’acqua fa diventare grandi. È l’acqua del nostro passato. È la sorgente della vecchia Piombino. Se un giorno si estinguerà sarà la fine”.

Povero nonno, non capiresti il senso d’un cartello che reca la scritta acqua non potabile sopra i molossi di marmo. Nonostante tutto credo ancora alla tua storia. Penso proprio che quella sia la nostra fonte. 

Una gioia fanciullesca mi spinge a bere dalle teste di marmo quando mi trovo a passare per Marina, testardo come sempre, incurante della realtà, preferisco credere alle fiabe, rendendo vivo un ricordo, che parte dalla salita dei Quattro pini e scende fino a Marina.


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