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Attualità domenica 27 maggio 2018 ore 09:00

San Fiorenzo, patrono conteso

Campiglia Marittima

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi parla di santi contesi. Erano i primi anni del 1600 quando il corpo di Fiorenzo venne ritrovato a Baratti



PIOMBINO — San Fiorenzo è il patrono di Campiglia e di tutto il comune, pure se i venturinesi lo sopportano poco e quando è la festa del patrono lavorano lo stesso. 

Oggi come oggi Venturina è il centro principale della Val di Cornia, il vero motore economico, e vorrebbe un ruolo amministrativo di primo piano che sostituisse quello di anonima frazione. Va da sé quindi che Venturina mal si assoggetta alle tradizioni di Campiglia, si sente un centro con una propria tradizione e identità.

Però la storia è dalla parte del paesino arroccato sul monte, il passato è campigliese, pure se adesso economia e lavoro ruotano attorno alla piattaia, come scherzosamente è definita la zona di Venturina. 

Fiorenzo è un vescovo missionario che per sfuggire alle persecuzioni emigra dall’Africa, così come fanno Regolo, Gorbinio, Mamiliano e Cerbone. A quei tempi è destino comune dei religiosi professare la fede e scappare dai luoghi più infidi alla ricerca di posti dove il credo cristiano possa essere accolto. Fiorenzo diventa vescovo di Populonia e copre l’alto incarico fino all’anno della sua morte (18 dicembre 552), quando gli succede Cerbone. Sia Fiorenzo che Cerbone avranno un futuro da santi, ma se di Cerbone se ne parla in abbondanza, per quel che riguarda Fiorenzo la pubblicistica è più scarna. Colmiamo questa lacuna, visto che Fiorenzo è importante per la nostra zona e la sua storia riguarda pure Piombino che contese a lungo il patrono a Campiglia. 

Nel secolo XVII il corpo di San Fiorenzo viene ritrovato intatto nella chiesa dedicata alla Vergine situata in Baratti. Comincia subito una lite tra piombinesi e campigliesi per la venerazione del santo, in tutto simile a quella tra i gigliesi e gli elbani per il possesso delle spoglie di San Mamiliano. Non hanno ancora inventato le partite di calcio e le rivalità di campanile si sfogano sulle spoglie mortali dei santi. 

Dopo tante dispute, discussioni, zuffe in armi e colpi di bastone, le due comunità decidono di affidare al caso la decisione sul santo patrono. Vengono messe le ossa di Fiorenzo sopra un carro trainato da buoi e si stabilisce che saranno gli animali a decidere la destinazione del santo. Le bestie puntano senza esitazione verso Campiglia, non si sa se per la strada delle Piagge o se direttamente per il Gelso, ma in ogni caso si fermano in questa località. Dopo tante baruffe il patrono è campigliese e Piombino si deve accontentare della meno nobile Santa Anastasia. 

La sola cosa che resta ai piombinesi è un dito di San Fiorenzo, raccolto durante il passaggio dei buoi e ancora oggi conservato come reliquia. Il giorno classico della festa patronale sarebbe il 18 Dicembre, data della morte del santo, ma la celebrazione è stata sposta al 15 Maggio, periodo di tempo più clemente e adatto ai festeggiamenti. 

Una volta la festa ricordava proprio la contesa delle spoglie e ricostruiva la lotta in armi di piombinesi e campigliesi sino alla scelta affidata al caso. Adesso questa tradizione si è perduta. San Fiorenzo è protettore di Campiglia dal 1623 e le sue reliquie sono conservate sotto l’altare maggiore della chiesa parrocchiale di San Lorenzo.

Gordiano Lupi
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