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Attualità Giovedì 29 Ottobre 2026 ore 11:45

Usb Scuola riaccende il caso del trasferimento dei rifugiati

"La precarietà abitativa e l'assenza di politiche di accoglienza strutturali si ripercuotano sulla fragilità scolastica dei minori"



PIOMBINO/SAN VINCENZO — "Bambini e studenti rifugiati come pacchi da smistare?". E' l'Usb Scuola Piombino che torna a riflettere sull'annunciato trasferimento a San Vincenzo delle famiglie rifugiate ospitate all’ex Hotel Phalesia ribadendo l'importanza della scuola in questo contento e in vista dello sciopero generale in programma il 30 Ottobre.

Il sindacato USB Scuola di Piombino esprime la propria solidarietà alle famiglie e alle insegnanti dei bambini e delle bambine del Centro Accoglienza dell’ex hotel Phalesia invitando tutta la cittadinanza a non guardare con indifferenza a questa vicenda. 

"La decisione della Prefettura di Livorno di avviare il trasferimento di 110 profughi ucraini, tra cui moltissimi bambini e bambine inseriti da tre anni nelle scuole di Piombino, dal Centro di Accoglienza Straordinario dell'ex hotel Phalesia alla struttura di San Vincenzo, a causa della vendita dell'immobile, rappresenta un gravissimo atto di miopia amministrativa e umana. Siamo al fianco delle insegnanti, della dirigenza scolastica, delle famiglie e dell'intera comunità territoriale che hanno denunciato con forza questa operazione calata dall'alto. - hanno riferito in una nota - Quattro anni fa, in seguito all’approfondirsi del conflitto russo-ucraino, questi bambini e bambine e le loro famiglie avevano raggiunto Piombino portandosi dietro il peso dei traumi della loro tragica esperienza, non avevano punti di riferimento e grazie all'impegno della scuola e di una rete di solidarietà cittadina spontanea, hanno compiuto un percorso straordinario: hanno imparato l'italiano, superato le barriere linguistiche e stretto legami profondi con i loro pari. Ora la chiusura del CAS piombinese prospetta loro un nuovo sradicamento, una nuova perdita delle loro sicurezze e dei legami faticosamente costruiti, mettendo in crisi anche la tenuta dei servizi scolastici locali, che in questi anni avevano visto salvate intere classi grazie alla loro presenza, che ha permesso l’attivazione di più sezioni con numero minore di alunni/e".

"Non possiamo tacere su come la cronica precarietà abitativa e l'assenza di politiche di accoglienza strutturali si ripercuotano direttamente sulla fragilità scolastica dei minori. - hanno proseguito dal sindacato - La scuola pubblica dovrebbe rappresentare il massimo presidio di stabilità e inclusione sociale. Spezzare la continuità didattica ed educativa significa invece infliggere un ulteriore trauma a chi ha già pagato il prezzo più alto della violenza bellica. Cancellare la stabilità della casa e quella della scuola attraverso atti amministrativi unilaterali, presi senza alcun preavviso e senza consultare chi sul territorio vive e lavora quotidianamente nell’ambito di questi percorsi, svuota il diritto allo studio e le politiche di integrazione di ogni significato reale. La sensazione che abbiamo è che sui corpi, sulle vite e sull'accesso ai servizi dei cittadini/e stranieri/e si compiono manovre, spostamenti e decisioni d'imperio che non verrebbero assunti con la stessa superficialità nei confronti di cittadini e cittadine italiani/e". 

"Vogliamo ribadire con forza la nostra posizione a difesa della scuola pubblica come spazio sicuro che garantisca uguaglianza nelle differenze, pari opportunità, inclusione, accoglienza e supporti la definizione dell’identità e la costruzione del futuro di ciascun alunno e ciascuna alunna, valorizzando vissuti, aspirazioni e talenti di ognuno/a e favorendo la connessione tra singola individualità e comunità sociale. Venerdì 30 Ottobre scioperiamo e manifestiamo anche per questo. Invitiamo perciò il personale docente e ATA di Piombino e di tutta la Val di Cornia a unirsi alla manifestazione studentesca che partirà alle ore 8 da via della Pace. Una manifestazione per dire con forza No alle politiche di riarmo e alla militarizzazione delle scuole, per rilanciare i servizi pubblici e chiedere un welfare capace di assorbire almeno una parte dei danni che carovita e guerre stanno riversando su tutti e tutte noi", ha concluso l'Unione sindacale di base.


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