Politica Lunedì 12 Gennaio 2026 ore 09:10
"Telecamere accese ma il sociale resta al buio"

Rifondazione: "Il sindaco si domanda se leggiamo i giornali? Noi gli domandiamo se gira per le strade di Piombino"
PIOMBINO — "Grandi firme e promesse di sicurezza, ma la realtà è un’altra: il Comune di Piombino si accontenta di installare telecamere, rinunciando a governare il territorio. A mesi dalla firma del Patto per la Sicurezza Urbana, la Cabina di Regia che dovrebbe coordinare gli interventi è un fantasma". Così il Partito di Rifondazione Comunista è intervenuto sulla questione sicurezza cittadina evidenziando la necessità di affrontare la situazione in maniera più approfondita e strutturale.
"Il problema non è solo burocratico. - hanno spiegato - Il D.L. 14/2017 come convertito nella Legge 48/2017, all’art. 5, parla chiaro: la sicurezza deve essere integrata. Questo significa che la sorveglianza tecnologica deve camminare insieme alla promozione dell’inclusione sociale (comma 2, lett. c-bis). Invece, stiamo assistendo a una sicurezza zoppa. Sappiamo bene che il Ministero dell'Interno finanzia solo telecamere e lampioni, lavandosi le mani della parte sociale, ma proprio per questo il Tavolo con i rappresentanti della Prefettura e le associazioni del Terzo Settore e il privato sociale è fondamentale: deve servire a raccordare i nuovi occhi elettronici con i progetti sociali che il territorio ha già in essere e con quelli che saranno sviluppati sulla base dei bisogni. Senza quella regia, le telecamere restano un mero strumento repressivo che arriva quando il danno è già fatto, mentre le associazioni e i servizi sociali continuano a lavorare in isolamento, senza una strategia comune di prevenzione del degrado".
"In tutto questo rileviamo il silenzio del sindaco sulla questione. - hanno proseguito - Non attivare il tavolo significa trasformare una legge dello Stato in un semplice elenco di acquisti tecnologici. Perché il sindaco non sollecita il Prefetto? Perché accetta che la sicurezza della nostra città venga ridotta a un monitor in una stanza, ignorando i fattori di marginalità che alimentano l'insicurezza? Il sospetto è che non si vuole mettere in difficoltà il rappresentante del Governo, anche se questo significa lasciare il Patto per la Sicurezza a metà, senza anima e senza coordinamento".
"Invece di rispondere dei problemi della città e dei cittadini preoccupati, sposta l'attenzione su altre città, sui massimi sistemi dell'immigrazione e sulla magistratura. Il sindaco si domanda se leggiamo i giornali? Noi gli domandiamo se gira per le strade di Piombino. - hanno commentato da Rifondazione - Ai cittadini che hanno paura non interessa sapere cosa succede a Firenze o a Livorno: interessa sapere perché a Piombino, sotto la sua amministrazione, la situazione è peggiorata. Citare Cecina o Rosignano per dire 'lì va peggio' non è politica, è una consolazione meschina che non risolve un solo problema di ordine pubblico. Il suo è il classico esempio di benaltrismo e scaricabarile".
"E inoltre - hanno concluso - respingiamo con forza la visione di chi, come Marco Torchioni della Confcommercio, dalle pagine del Tirreno, tenta di ridurre il dibattito a una banale scelta tra legalità e giustificazionismo. Sostenere che la sicurezza passi anche attraverso l’inclusione sociale e la lotta alla marginalità non significa affatto scusare chi delinque, la responsabilità penale resta sempre individuale, ma significa fare politica seriamente per prevenire i reati anziché limitarsi a commentarli. Un’amministrazione lungimirante non aspetta che il reato venga compiuto per poi invocare la certezza della pena, ma agisce sulle cause che lo generano. Chi governa ha il dovere di non lasciare zone d’ombra e di degrado dove la criminalità prospera: la sicurezza si costruisce con il decoro, la presenza e l’integrazione, non con lo scaricabarile sulle spalle della magistratura o delle opposizioni. Noi non accetteremo tutto questo, non accetteremo che la 'sicurezza integrata' resti solo un titolo sui giornali".
Rifondazione dunque ha fatto sapere di avere predisposto degli atti istituzionali in questo senso, "perché la sicurezza si fa anche con le luci e le telecamere, ma si mantiene con l’inclusione e il presidio sociale", hanno concluso.
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