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Attualità giovedì 20 agosto 2015 ore 11:20

Centrale a biomasse: "è solo un piccolo impianto"

Il sindaco Giannoni sulla centralina a La Caletta: "il Comune non ha voce in capitolo". Si pensa alle opportunità per le aziende boschive della zona



MONTEVERDI MARITTIMO — Carlo Giannoni, sindaco di Monteverdi Marittimo, minimizza le conseguenze ambientali e paesaggistiche della centrale a biomasse legnose nella località La Caletta, e rassicura i suoi concittadini, dopo le preoccupazioni espresse, tra gli altri, dal consigliere di minoranza Alessio Anselmi.

“Se vogliamo chiamare le cose con il loro nome – puntualizza subito Giannoni – stiamo parlando di una centralina, poco di più di una stufa domestica, che brucia legna ridotta in pezzetti e produce qualcosa meno di 200 Kw di energia elettrica, e calore"

"Il Comune - prosegue - non ha voce in capitolo su questi piccoli impianti, deve solo preoccuparsi che il fabbricato nel quale 'alloggia' l’apparato produttivo rispetti le norme del nostro regolamento edilizio”.

Norme che sono state rispettate? “Non avremmo dato nessun consenso se ci fossero stati degli aspetti contrari”, risponde Giannoni.

Il Comune, sottolinea il sindaco, ha preso visione della richiesta fatta a suo tempo dalla società Caletta Energy, la stessa che in zona ha installato due campi fotovoltaici, ed ha sottoposto alle commissioni edilizia e paesaggistica il progetto solo per quanto ha riguardato le parti in muratura. 

La centrale, o centralina come preferisce il sindaco, è in via di completamento all’interno di un vecchio podere ex Ente Maremma, da anni abbandonato: in base al progetto è stato completamente demolito e poi ricostruito all’esterno con le stesse dimensioni e forme di prima, mentre all’interno è stato predisposto l’alloggiamento per le apparecchiature produttive. In una parte del fabbricato è stata ricavata una abitazione. Verificato il rispetto del vincolo idrogeologico e paesaggistico il via libera “è stato un atto dovuto” illustra il primo cittadino.

Ma l’autorizzazione è legata al rispetto di un vincolo: il sindaco ci tiene a farlo sapere ai suoi concittadini: il vincolo è che l’impianto dovrà bruciare soltanto biomasse legnose. “Se volessero cambiare alimentazione - spiega Giannoni - la proprietà dovrebbe chiedere al Comune una nuova autorizzazione”.

Altro punto controverso: perché della gestione non si è mai parlato in riunioni pubbliche, che pure ci sono state negli ultimi mesi, per esempio per illustrare il preventivo 2015? “Se un concittadino ristruttura casa sua – è la replica di Giannoni – lo dobbiamo annunciare pubblicamente?”

Quindi il discorso si sposta sulla fornitura del cippato. Ricordato che a Micciano funziona una centralina a biomasse legnose di potenza doppia rispetto a quella della Caletta, che alimenta un impianto di teleriscaldamento autonomo per le case della piccola frazione del Comune di Pomarance, Giannoni ritiene importante coinvolgere le aziende boschive della zona per la fornitura della legna. “Si è già costituita una A.T.I (associazione temporanea di imprese: ndr) - spiega il sindaco - formata da cooperative e privati, tra cui la Boscaiola di Radicondoli, per le forniture di cippato grossolano alle centrali a biomasse dell’Enel, le porte sono aperte anche ai miei concittadini che lavorano nel bosco”.
Il problema, e Giannoni lo sottolinea in conclusione, è però economico: il prezzo di vendita già stabilito è di 5 euro al quintale per 'legna vergine' come frasche, potature di viti e di olivi, mentre nei boschi della zona si taglia legna pregiata (leccio, quercia, ornello) venduta ovviamente a un giusto prezzo più alto, ma il mercato (specie quello della Sardegna) si fa sempre più 'avaro'. Ci sono insomma pro e contro, salvo organizzarsi per lavorare su entrambe le linee commerciali.

G. P. 



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