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mercoledì 07 dicembre 2022

STORIELBA — il Blog di Alessandro Canestrelli

Alessandro Canestrelli

Nato a Piombino da genitori elbani, con la famiglia si sposta a Portoferraio a tredici anni; compie gli studi superiori e si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia laureandosi con Lode. Insegna all’Elba per quattro anni e passa sotto la Regione Toscana. Nel 1990 si trasferisce all’APT di Pisa per l'Editoria e la Comunicazione, poi alla Provincia di Pisa per la Cultura. Conclude l’esperienza lavorativa nel 2015.

Tedisio, il primo eroe

di Alessandro Canestrelli - mercoledì 28 settembre 2022 ore 08:00

Genova in una stampa del XV secolo
Genova in una stampa del XV secolo

Nel 1291, Genova, attratta dalle risorse economiche dell’Elba, dopo aver sconfitto la rivale Repubblica pisana nelle acque della Meloria nel 1284, conquista l’Elba. Le Compagnie commerciali della ‘Superba’, come appellò Genova il Petrarca, non si fanno sfuggire la doppia occasione che l’Elba rappresentava: il forziere del ferro e una posizione fra Mar Ligure e Mar Tirreno con le vicine Corsica e Sardegna, luogo strategico per gli scambi commerciali verso i numerosi scali e ‘Duane’, dogane pisane nel Mediterraneo. Negli ‘Annali genovesi’ è scritto che nel luglio del 1291 una flotta capitanata da Enrico de Mare parte alla volta dell’isola d’Elba e che Niccolò Boccanegra vi approda pochi giorni dopo con cavalieri e truppe di terra. Sempre le ‘Cronache’ di Genova ricordano che le milizie delle Comunità elbane si sono ritirate nel ‘burgum’, Capoliveri, che durante la Repubblica di Pisa è sede di Capitanìa, cioè capitale dell’Elba, e nel ‘castrum’ la fortezza del Volterraio.

Si tratta di una ritirata difensiva, ma di fronte alla supremazia militare dei Genovesi, gli elbani e la guarnigione pisana rimasta, si arrendono; cedono le fortezze.

Per rafforzare il dominio si pretendono quaranta ostaggi scelti fra i membri delle famiglie più importanti dell’Elba che sono esiliati a Portovenere.

Si rafforza il dominio inviando da Genova navi al comando di Corrado Doria per rinsaldare le difese.

Ma a raccontare la fine del breve dominio di Genova sull’Elba sono le stesse ‘Cronache’ genovesi.

Esse riportano il nome di un ‘TEDISIO YLBANO’, elbano, che a capo di varie spedizioni contro le guarnigioni genovesi e con l’aiuto di milizie pisane provenienti da Piombino, sconfigge definitivamente le truppe della ‘Superba’. ‘Tedisio Ylbano’, questo eroico isolano scaccia definitivamente e cattura gran parte delle milizie dei nuovi invasori; tratta la resa e ottiene la restituzione degli ostaggi. Il presidio genovese sconfitto sul campo si imbarca sulle navi alla volta di Genova.

Si tratta di una liberazione messa in atto dagli stessi elbani al comando di un personaggio di cui non si conosce altro che il nome e, va rimarcato, che questo episodio militare ed eroico è ricordato dalle stesse fonti genovesi; le fonti documentarie del nemico sono sempre veritiere.

Altra notizia di rilievo storico è che i Genovesi avevano trasporto via: “(...) multi Lambardi pro comuni IANUE, (Genova), occasione cavandi venam ferri”. I genovesi con un linguaggio assai chiaro dicono che si sono portati all’Elba ‘multi lambardi’, operai, uomini di fatica per cavare il prezioso minerale, con l’‘occasione’ di cavare ferro. Le miniere dell’Elba, sono conosciute per la ricchezza di rame e di ferro fin dai tempi dei primi popoli navigatori nel Mediterraneo.

Un genio della cosmografia, della Geografia e della Cartografia come Ortelius (Abraham Oertel, Anversa, 1517 – 1598), infatti la inserisce fra le sette isole più importanti del Mediterraneo.

Insularum aliquot Maris Mediterranei Descriptio, 1570 ca.

Insularum aliquot Maris Mediterranei Descriptio, 1570 ca.

Tornando alla Histoire événemantielle, Pisa riconquista l’isola con l’aiuto dei suoi abitanti, gli Ylbani come sono definiti nelle carte nei circa quattro secoli in cui l’Elba è pisana.

Pisa mette mano alle opere di difesa e all’invio di uomini armati per i castelli di “Monte Voltrajo” e “Monte Mersale” cui provvede nel 1296 il ‘Camerario’ dell’Elba, Vanni di Gherardo Rau, ricordato come ‘Operaio, castrorum et fortellitiarum et aliorum in insula Ilbe’.

Pisa in un ‘Breve della Curia del Mare’, (‘breve’, legge, ordinamento) dei primi del XIV secolo, ingiunge a tutti coloro che incrociano nel Tirreno, dalla foce dell’Arno fino a Castiglione della Pescaia, possedimenti pisani sulla costa toscana, di munire le navi anche commerciali o da trasporto di numerose ‘baliste’. Nel 1324 il Tesoriere del Comune di Pisa finanzia Marciana per un custode-sorvegliante del mare, con uomini armati, e per l’attuazione della difesa delle zone minerarie, ‘alla custodia della vena del ferro’.

Le Comunità elbane costituiscono proprie milizie, comandate da uomini d’arme pisani, fornendo più volte fanti e marinai per la difesa delle terre e dei castelli della costa tirrenica; un popolo non solo di cavatori, marinai e contadini, infatti, l’isola fornisce armati nel caso della difesa dei territori marittimi e del Contado della Repubblica di Pisa.

Alessandro Canestrelli

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