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Politica Sabato 14 Febbraio 2026 ore 09:25
"Continuità del nulla, meno annunci più fiere"

Albertoni (Cambiamo Futuro): "Non basta un nuovo CdA Sefi, per quanto competente, a cambiare la rotta senza una discontinuità reale negli indirizzi"
CAMPIGLIA MARITTIMA — Il consigliere di Cambiamo Futuro Alessio Albertoni ha commentato la composizione del nuovo cda Sefi.
"Se si vuole parlare seriamente di continuità, allora bisogna avere il coraggio di guardare in faccia i numeri e i fatti, non le conferenze stampa. La recente nomina del nuovo CdA della Sefi Srl, società interamente partecipata dal Comune di Campiglia Marittima, è stata presentata come un passaggio naturale dopo le dimissioni di Riccardo Benifei per motivi professionali. Nuovamente presidente è Edoardo Rivola, affiancato dai consiglieri Melissa Campioni ed Luca Nesti. La sindaca Alberta Ticciati ha parlato di efficacia, struttura, visione, masterplan e obiettivi sfidanti. Bene. Ma la domanda è semplice: quali risultati concreti ha prodotto la governance precedente, quella di cui oggi si rivendica la continuità?", ha chiesto il consigliere Albertoni.
"Il periodo della presidenza Rivola è stato, oggettivamente, uno dei meno incisivi nella storia della società. - ha commentato - Non si può liquidare tutto con la parola Covid. La pandemia ha colpito tutti, è vero. Ma dopo la fase emergenziale molte realtà fieristiche e partecipate hanno ripreso, si sono reinventate, hanno cercato nuove formule, nuovi eventi, nuovi flussi. Qui, invece, la sensazione diffusa è stata quella di una lunga fase di inerzia. Non solo non si è rilanciata l’area fieristica, ma si è arrivati a ridurne fisicamente la disponibilità, cedendo un capannone per destinarlo a polo di atletica indoor. Nessuno discute il valore dello sport. Ma se la missione primaria della società è la gestione e valorizzazione dell’area fieristica, dimezzare di fatto gli spazi destinati alle fiere non è esattamente un’operazione neutra. È una scelta che incide strutturalmente sul futuro
della Sefi. Ancora più grave è il fatto che l’unica fiera storicamente organizzata sia stata progressivamente svuotata di contenuto diretto, fino ad essere di fatto subappaltata a soggetti esterni. Una società pubblica che rinuncia ad organizzare in proprio l’unico evento di riferimento e si limita a fare da contenitore, non sta sviluppando competenze, non sta costruendo progettualità, non sta creando valore. Sta semplicemente sopravvivendo".
"E allora parlare oggi di continuità suona quantomeno singolare. Continuità con cosa? Con una stagione caratterizzata da scarsa iniziativa, riduzione dell’offerta fieristica ed assenza di un vero rilancio? Il punto politico è proprio questo. La Sefi non è un’entità astratta. È lo
specchio della linea amministrativa della Giunta. Se la partecipata è rimasta in una sorta di limbo operativo, la responsabilità non può che essere anche dell’indirizzo politico ricevuto. In questo quadro si inserisce il cosiddetto masterplan da 21 milioni di
euro, presentato come bussola strategica per la rigenerazione dell’area fieristica. Sulla carta è tutto ambizioso: rigenerazione, transizione ecologica, nuovi servizi, nuova visione. Ma una domanda di buon senso resta: come si concilia un piano da 21 milioni con l’incapacità, negli ultimi anni, di organizzare stabilmente una fiera di riferimento? Prima si dimostra di saper gestire bene 100mila euro, poi si parla di 21 milioni. Altrimenti il rischio è che il masterplan resti un esercizio grafico, buono per le slide e la campagna elettorale ma scollegato dalla realtà operativa".
"C’è poi un aspetto che rischia di diventare francamente imbarazzante. - ha aggiunto Albertoni - Coinvolgere i bambini del territorio chiedendo loro idee e sogni sulla Sefi può essere un’iniziativa suggestiva, ma diventa una presa in giro se non esiste una visione concreta già strutturata e sostenibile. La partecipazione non può essere un espediente comunicativo. Se si chiedono sogni, bisogna poi avere la capacità amministrativa di trasformarne almeno una parte in progetti reali. Altrimenti si alimenta solo frustrazione. E la politica non dovrebbe mai giocare con le aspettative dei più giovani per coprire la mancanza di risultati tangibili. Il nodo vero è la missione della società. La Sefi nasce per gestire e valorizzare l’area fieristica ed i servizi connessi, inclusa la farmacia comunale ed alcune attività socio economiche. Non basta un nuovo CdA, per quanto competente, a cambiare la rotta senza una discontinuità reale negli indirizzi. Forse, prima di parlare di visioni da 21 milioni, sarebbe più credibile presentare un calendario fieristico strutturato per i prossimi tre anni, con obiettivi misurabili, partner individuati, ricadute economiche stimate. Numeri, non slogan".
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