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Attualità mercoledì 30 settembre 2015 ore 19:30

Legambiente: "E' possibile fermare le cave"

L'associazione ambientalista interviene sul dibattito intorno alle Cave di Campiglia e sul futuro dell'attività estrattiva nella Val di Cornia



CAMPIGLIA — "Il CNA provinciale – inizia il comunicato Legambiente – non dovrebbe avere timori, il riciclo di rifiuti, che può sostituire i materiali di cava, richiede il doppio di personale a parità di mc. trattati.

Non è vero poi che tutti i materiali delle cave del Campigliese siano “pregiati” e insostituibili. In realtà solo il microcristallino delle Cave di Campiglia, (che ha caratteristiche tali da essere per ora indispensabile nei processi di fusione delle acciaierie e di altri cicli industriali), i materiali scavati a San Carlo (per quel tanto che serve alla produzione industriale della Solvay) e i feldspati scavati a Botro ai Marmi possono considerarsi “pregiati” in quanto necessari a processi produttivi . 

Ma questo non rappresenta che il 30% di quanto viene scavato nelle quattro cave del Campigliese, tutto il resto è materiale che, in tempi più o meno brevi, potrebbe benissimo essere sostituito da prodotti di riciclo, se ci fosse la volontà di raggiungere questo traguardo.

Come fanno a costruire le strade, i porti, gli aeroporti, in paesi come l’Olanda, il Belgio o nella stessa Germania dove i monti da scavare non ce ne sono o sono alquanto scarsi? Importano questi materiali? 

No, per la stragrande quantità riciclano i materiali che hanno, soprattutto i rifiuti industriali, ci sono delle industrie del riciclo, tante grandi Tap con migliaia di dipendenti. Si tratta di ridurre le escavazioni di materiale sostituibile con prodotti riciclati, riducendo così anche il danno che la presenza delle cave porta ad altri settori di lavoro, primo fra tutti il turismo culturale.

Questo vuol dire che è solo una questione di scelta politica che, in Italia, al di là delle belle parole, ha sempre reso “l’offerta (di inerte scavato dai monti) “vincente” sul piano commerciale” grazie ad una politica, basata sullo sperpero di beni comuni non rinnovabili, senza nessuna spinta a investire veramente nella ricerca. In altri paesi più civili gli oneri per chi scava sono stati resi molto più gravosi ( non €/mc.0,49 ma anche €/mc. 20,00) rendendo quindi “vincente” l’uso di materiali riciclati e sviluppando l’occupazione.

In altri paesi ritengono assurdo fare i frangiflutti dei porti commerciali di massi naturali, come fossero opere di pregio architettonico e paesaggistico al pari di un porticciolo mediceo; si fanno i tetrapodi di materiale cementizio e guarda caso il conglomix è un materiale cementizio.

Comunque soprattutto quello che va evitato è che le scelte siano prese nell’esclusivo interesse di pochi privati e non programmate, proprio come dice Caramassi quando parla di bilancio dei flussi di materia.

L’incremento di costi del riciclo può essere assorbito solo se vi è un aumento dei costi di estrazione del materiale vergine determinato, come negli altri paesi, da aumento degli oneri di concessione ad estrarre, facilitazioni per chi usa materiali riciclati, e obbligatorietà di utilizzo per le opere pubbliche come previsto dalla Comunità Europea per il 2020 fino al 70% del fabbisogno".

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