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lunedì 22 luglio 2019

Agenda Elettorale venerdì 02 marzo 2018 ore 16:27

M5s, altra visione per l'acciaio a Piombino

De Falco e Orlandi hanno criticato aspramente la mossa in calcio d'angolo del Pd che ha portato alla cessione di Aferpi. Velo replica



PIOMBINO — I candidati Gregorio De Falco (Senato) e Caterina Orlandi (Camera) del Movimento 5 Stelle hanno pubblicato un lungo post su Facebook dove hanno commentato "il tempismo col quale è stato siglato l'accordo preliminare tra Jindal e Rebrab sul futuro dell'ex Lucchini".

Un tempismo che "testimonia l'indecenza del gioco politico che ancora una volta il Partito Democratico e le sue derivazioni hanno fatto sulla pelle dei piombinesi".

"Il bisogno di portare un trofeo all'attenzione generale di una città stremata, prima del voto, è stato soddisfatto secondo questi professionisti della politica che per decenza e dignità dovrebbero solo dimettersi e tornare al loro lavoro vero, qualsiasi esso oggi sia. - hanno aggiunto - Dopo le elezioni regionali 2015, dove il salvatore della patria era l'algerino Rebrab, mai prima affacciatosi sul mercato dell'acciaio ma comunque accolto a braccia aperte perché capace di assicurare almeno due anni di stallo e finta occupazione, ecco arrivare Jindal che, almeno per ora, si è limitato a mettere la faccia su un'operazione elettorale che evidentemente qualcuno gli ha indicato come capace di fornirgli vantaggi ad oggi tutti da verificare".

E proseguono: "Chiunque conosce Piombino e il mercato dell'acciaio sa che Jindal a casa sua ha una netta sovraproduzione di semiprodotto al punto da venderla ai competitor, inclusa la stessa Aferpi. Logica e studio del settore ci dicono che Jindal non dovrebbe avere alcun interesse a produrre a Piombino, ma possedendo una flotta di navi potrebbe spedire qui il semiprodotto per laminarlo e rivenderlo sul mercato europeo. Attività questa che tuttavia ci risulta gestibile con massimo mille persone". 

Insomma per i pentastellati senza un piano industriale in mano sarebbero da evitare i trionfalismi.

"Ma i professionisti della politica Pd non hanno avuto questa accortezza e infatti hanno salutato con soddisfazione e speranza l'esito di questo teatrino immorale realizzato ancora una volta su una popolazione, quella di Piombino e della Val di Cornia, che vive una crisi drammatica, sociale prima che economica, legata all'errore politico di puntare in maniera quasi esclusiva proprio sull'acciaio".

La promessa dei 5 Stelle? "Il nostro Governo si impegnerà in tre fronti per Piombino: primo le bonifiche, quelle vere riguardanti l'area sud accanto alla città; secondo, la conclusione degli interventi del piano regolatore portuale nel quadro di una strategia nazionale sulla portualità e terzo l'ultimazione, vera e il più possibile celere, della SS 398".

Per nulla d'accordo la candidata Pd al Senato Silvia Velo: "I candidati alla Camera e al Senato del Movimento 5 Stelle nel territorio di Piombino bollano oggi l'accordo sulle acciaierie come una manovra da campagna elettorale a favore del Pd. Non voglio trascinare la delicata vicenda Aferpi in una polemica del genere. Ho seguito il caso, so quanto è stato ed è difficile trovare una soluzione per le acciaierie e ho troppo rispetto dei lavoratori per farlo. Voglio solo ricordare al M5S che il gruppo Jindal è un colosso internazionale dell'acciaio, quotato in borsa, e che dunque difficilmente si presterebbe a uno spot elettorale per il Partito Democratico. Capisco anche che credere a una cosa del genere è come credere alle scie chimiche o ai vaccini che fanno male, cose a cui proprio i pentastellati credono. Lascio a loro i complotti. Io preferisco continuare a lavorare con serietà per il territorio".

Sull'argomento in questi giorni si era espresso anche Luigi Coppola dell'Udc-Noi con l'Italia: "Comprendo che il presidente Rossi ed altri stiano spingendo affinché l'intesa fra Rebrab e Jindal arrivi prima del 4 marzo, ma questo susseguirsi di dichiarazioni istituzionali esprime un evidente e grottesco infantilismo politico. I cittadini ed i lavoratori non hanno l'anello al naso. Una firma è solo un impegno neanche troppo pesante, tanto meno vincolante, ciò che conta è il progetto industriale, il miliardo di euro disponibile, se basterà, ed un cronoprogamma che indichi gli anni per realizzarlo. Il resto fino al 4 marzo, e poi dal 5 marzo a giugno 2019, è solo campagna elettorale. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca".



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