Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 08:30 METEO:PIOMBINO19°28°  QuiNews.net
Qui News valdicornia, Cronaca, Sport, Notizie Locali valdicornia
Domenica 04 Ottobre 2026
Tutti i titoli:
corriere tv
La reporter e il cameraman investiti durante la diretta da un'auto fuori controllo
La reporter e il cameraman investiti durante la diretta da un'auto fuori controllo

Attualità Domenica 04 Ottobre 2026 ore 07:40

Bucazucche e Penna Bianca

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Bucazucche e Penna Bianca" di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Ho già parlato in alcuni vecchi racconti di Penna Bianca (alias Luigi Marchesi), protagonista di tuffi temerari dalla mitica Rocchetta in piazza Bovio, ma rileggendo il grande Franco Biegi su Costa Etrusca del luglio 1999 mi rendo conto di non aver mai citato un precedente Luigi Marchesi - padre di Penna Bianca -, il cui nome di battaglia era Bucazucche. 

L'articolo di Costa Etrusca firmato da Franco Biegi, Luglio 1999

Penna Bianca è un grande tuffatore, spericolato quanto basta, noi bambini degli anni Sessanta lo guardiamo estasiati fare cose impossibili. Il padre è un personaggio ancor più singolare, un vecchio piombinese di sangue elbano (in parte romagnolo), un trasteverino vero, un uomo di mare e ribotta, che di mosche sul naso ne vuole poche. Tutti lo chiamano Bucazucche e il motivo non è così chiaro. Pare che Luigi, incrociando barche in mezzo al Canale, fornisca pareri su rotta da seguire e corso dei venti, ma mentre risponde alle domande scuote la testa e tira in ballo sempre la zucca: vuota o piena che sia sempre di zucca parla. Altri pensano che il motivo del soprannome sia un altro. Luigi Marchesi (padre) è un appassionato di regate, di barche da pesca, di tutto quel che concerne il mare - come capitan Compiani e il vecchio Gino Della Monica - e sembra che alla fine di ogni regata, qualunque sia l’ordine di arrivo, lui lanci a riva sulla cima dell’albero della barca una zucca bucata. Perché lo faccia non è dato saperlo, ma il soprannome forse è dovuto a questo strano rito. I genitori di Bucazucche sono romagnoli, sbarcano a Rio Marina – la loro America si chiama Isola d’Elba - dove prendono residenza e trovano lavoro. Il giovane Bucazucche diventa uomo di mare, trasporta ghiaia al timone della sua prima barca, infine arma una piccola flotta di diciotto imbarcazioni, una di queste naufraga sugli scogli di Marina, si tratta di un piccolo scafo chiamato Balilla. Bucazucche ha un occhio quasi completamente bianco e cammina dondolando le spalle, parlando con la tipica calata riese un po’ cantilenante - usando termini come bambolo, sommarino, canfiniera - anche dopo molti anni che si è trasferito a Piombino. A 62 anni il nostro Bucazucche - ormai il soprannome è affibbiato! - sposa in seconde nozze Enrichetta Righini, 18 anni più giovane di lui (ne ha 44) e dalla loro unione nasce Penna Bianca, che il padre chiama con il suo stesso nome (Luigi). A 70 anni Bucazucche rimane cieco, così Luigi Junior lo accompagna a Marina ogni mattina, dove il padre si mette a parlare con altri lupi di mare facendo a gara a chi la spara più grossa. 

Il piccolo Penna Bianca con mamma Enrichetta e babbo Bucazucche

Un giorno capita che il bimbo si dimentichi il padre e quando arriva a casa tutta la famiglia si precipita a rotta di collo verso i Canali di Marina per recuperare l’uomo, impossibilitato a rientrare perché non vedente. Bucazucche muore a 80 anni compiuti, lasciando un bel ricordo tra i pescatori di Marina e tra i piombinesi di Trastevere. Resta il figlio, Penna Bianca, soprannome inventato dal popolare polparolo Franco Marchettini – magonista e sopraffino narratore di barzellette – molto amico di Luigi Junior, che comincia a chiamarlo così per via di un ciuffo di capelli che gli cade sulla fronte, fin da piccolo. Luigi si diploma perito all’Istituto Industriale (il famoso ITI) che al tempo si trova ancora in Cittadella, dove adesso ci sono i locali del Museo Archeologico. A 4 anni Penna Bianca sa nuotare come tutti i marmocchi trasteverini di quei tempi e - manco a dirlo - è capace di tuffarsi; per san Giuseppe come regola fa il primo bagno e si lancia da scogli alti un metro, che con il passare degli anni diventano sempre più alti. Prima si tuffa dalla seconda, poi dalla terza punta della Rocchetta, lato Castello.

Penna Bianca è uno sportivo, a dieci anni va in trasferta a Livorno e vince i cento stile libero degli Interregionali, mezza Trastevere è a bordo piscina a fare il tifo, gente come Franco Marchettini, Nizzadro Moschini, Aldo Fatabene (il figlio di Sfondino) e Rolando Marianelli, il primo calciatore piombinese a giocare in serie A, per l’occasione allenatore della Lega Navale. Il primo tuffo pericoloso - ma il pericolo è il suo mestiere! - di Penna Bianca arriva a 12 anni ed è un salto a ritto dalla panchina che guarda (ancora) Cittadella. Penna Bianca non si ferma, un bel giorno arriva il fatidico tuffo di testa, tra lo stupore e l’ammirazione di frotte di ragazzini. Non è facile, va centrato un fazzoletto di mare circondato da scogli e il tuffatore si lancia da circa 15 metri. Penna Bianca non si limita ai tuffi, per vivere lavora, tira un carretto trasportando segatura, lustra mattonelle e s’impiega come fornaio da Oreste Saporetti. Non può stare senza il mare. Comincia a lavorare nell’impresa Ghezzani di Livorno alla diga di Porto Ercole, al faro di Gabba a Vada, al faro della Meloria al largo, tra Pisa e Livorno, e all’Affrichella, fuori l’isola di Montecristo. Dorme e mangia in barca, quando è a terra si buca i piedi per cercare di acciuffare polpi, facendo a gara con altri marinai. Penna Bianca lo ricordiamo tutti in piazza Bovio, tra tuffi e applausi - in sottofondo le preghiere di sua madre -, quando per lavoro fa il provveditore di bordo con Cocchi, Modesti e Canovaro. A 28 anni basta mare come professione, entra in Magona e lavora ai treni laminatoi fino al 1995, quando viene pensionato e decide di smettere di fumare, oltre ad allenarsi come pugile per mantenersi in forma. Tuffarsi continua a farlo per tutta la vita, non può stare senza, anche se qualche problema al timpano consiglierebbe prudenza, ma il suo mare non possono portarglielo via. Adesso che non c’è più, ci manca la sua figura spavalda di intrepido trasteverino sempre pronto a sfidare il pericolo, simbolo d’una Piombino perduta che si sta dissolvendo nel vento.

Ricordi e memorie di vita tratte da Franco Biegi – L’uomo che volava sulla Rocchetta – da Costa Etrusca luglio 1999 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI

Iscriviti alla newsletter QUInews ToscanaMedia ed ogni sera riceverai gratis le notizie principali del giorno
L'articolo di ieri più letto
E' stato vicesindaco e assessore con Carlo Alberto Roventini, uno dei principali artefici della ripartenza del Comitato Gemellaggio
Offerte lavoro Toscana Programmazione Cinema Farmacie di turno

Qui Blog di Marco Celati

QUI Condoglianze



Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Attualità

Sport

Politica