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Attualità domenica 16 dicembre 2018 ore 07:00

Ciao, vecchio Pachi

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi trapunta un filo di ricordi legati al Pachi, l’ultimo negozio di musica e dischi



PIOMBINO — Pure il Pachi chiude i battenti, pare. Ultimo negozio di musica e dischi della vecchia Piombino, in Corso Italia, lato depressione, accanto alla Banca, davanti all’Ottica Olzi, a due passi da una libreria indipendente - genere in via di estinzione - e da un negozio di abbigliamento.

Non si vende più musica in questo mondo liquido anche se niente è più liquido della musica. Nessuno vende più sogni pure se la musica è sogno, anche se la musica fa sognare. Tutto si trova in rete, ormai, in quel telefono tascabile al quale non rinunciamo neppure per un istante,ché c’è tutto quel che serve per la vita. Capita che ripensi agli anni Settanta - non solo perché eri un ragazzino e tutto era scommessa - e ricordi una Piombino dove due grandi negozi si contendevano il mercato della musica. Il Longinotti in via Lombroso (mio padre la chiamava via Fragola) s’è arreso prima della disfatta, ha ceduto il passo a erboristerie e negozi strani, rinunciando a lottare oltre in una realtà che lo stava emarginando. 

Negli anni Settanta la musica si vendeva ovunque, persino in Coop, nel negozio Upim che un tempo era stato un cinema, in edicola insieme ai quotidiani - altra merce strana che non si compra più - formato disco in vinile, musicassetta, per finire in CD. 

Adesso che tutto è morto si vendono solo file musicali formato mp3, roba intangibile, suoni che escono da supporti, sogni che han tradito i sogni e non son più tali. E allora, triste come sono per la chiusura annunciata del Pachi, ultimo gladiatore rimasto a lottare contro i fantasmi del futuro, finisce che ci compro il mio ultimo disco, anzi un CD allegato a un libro, che pare strano ma oggi si vendono più i libri della musica. 

Ci compro L’infinito di Vecchioni, un capolavoro, un disco d’altri tempi, musica d’autore del secolo scorso. Per dirla tutta, me lo faccio regalare per il compleanno, un modo come un altro per commemorare una scomparsa, per ricordare che dal Pachi, a metà degli anni Settanta, ho comprato il mio primo 45 giri. Ricordo la scena come fosse adesso, io che rovisto tra i dischi ben disposti inordine alfabetico, secondo il nome del cantante, infine lo trovo, La canzone di Marinella (sul lato B c’era Valzer per un amore), un disco a lungo sognato, finalmente mio, grazie a settimane di paghette risparmiate. Fabrizio De André, il poeta dei miei quindici anni, secondo solo a Pascoli e Leopardi, un amore eterno, un amore che resiste, proprio come quel 45 giri prodotto da Karim che ogni tanto osservo nella biblioteca di mia madre, insieme agli altri piccoli dischi della mia adolescenza. Fu proprio dal Pachi che comprai anche il primo 33 giri, quel Rimmel di De Gregori che di tanto in tanto ascolto, per nostalgia. 

Dovevo proprio venire a comprare dal Pachi il mio ultimo disco, prima che tutto finisse, mentre penso che sono troppi i motivi per cui non riesco ad amare questa società liquida, dove tutto scorre e non ha valore, dove tutto filtra tra le dita come rena fina e non la puoi fermare. Il Pachi, il Longinotti, i dischi, le musicassette, i CD, il mio tempo perduto…

Gordiano Lupi
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