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Attualità Venerdì 10 Aprile 2026 ore 09:49

Ricordando Romagnoli e la schiaccia di via Torino

Foto di Riccardo Marchionni

Con un racconto di Gordiano Lupi ci uniamo al cordoglio per la morte dello storico imprenditore morto a 87 anni



PIOMBINO — È morto Piero Romagnoli, a 87 anni, grande gestore del panificio di via Torino fino a metà degli anni Novanta, dove tutti noi piombinesi lo ricordiamo alle prese con i suoi immensi teglioni di schiaccia. Un personaggio della vecchia città, in una zona dove ho passato la fanciullezza (via Gaeta) che voglio ricordare con un racconto pubblicato su Amarcord Piombino (2024).

Al forno di via Torino - che poi sarebbe del Romagnoli ma per i vecchi piombinesi resta via Torino - si mangia la schiaccia più buona del mondo, calda e fragrante a ogni ora del giorno e pure della notte. La schiaccia di via Torino è un rito immancabile nella piccola storia di ogni piombinese, una sorta di ponte generazionale che unisce attorno a un profumo indimenticabile. La schiaccia di via Torino era la passione di mia nonna, nata nel primo Novecento; ancora oggi la cerca mia madre, venuta al mondo poco prima della Seconda Guerra Mondiale; io che sono del Sessanta non posso farne a meno - vecchia madeleine inzuppata nel latte freddo più che nel tiglio - come ne vanno pazzi i miei figli, entrambi generazione tipo, tredici e ventidue anni. Al forno di via Torino mi comprava la schiaccia mia madre quando frequentavo la scuola elementare di piazza Dante, in quel tempo l’unica della città, merenda di mezza mattinata che di tanto in tanto lasciava il posto a una dolcissima bocca di leone. Al forno di via Torino, alla fine degli anni Settanta, ci acquistavo la schiaccia di buon mattino, proprio mentre spuntava l’alba, quando smontavo dal turno di notte al parcheggio del porto, dove lavoravo per avere qualche soldo in tasca mentre studiavo all’università. Al forno di via Torino, nelle notti degli anni Ottanta che scorrevano a ritmo di disco-music, compravamo schiaccia fumante appena uscita dal forno, avevamo poco più di vent’anni, festeggiavamo vittorie calcistiche, Italia o Piombino non faceva differenza.

Ancora oggi quando nottetempo sono fuori con mia figlia, di ritorno dal cinema o da qualche spettacolo, non resisto alla tentazione di passare dal forno di via Torino, non faccio la minima opposizione quando lei mi chiede di comprare la schiaccia. Accontentarla significa assaporare una piccola parte del mio passato, far rivivere momenti lontani addentando la calda fragranza d’un pane basso e morbido, intriso di sale e olio, sconsigliato dalla dieta ma un vero toccasana per spalancare i cassetti dei ricordi. Frequentare il forno di via Torino, pure se abito a Salivoli e non più in via Gaeta, resta un’abitudine, una sosta obbligata, un momento di pausa lungo i sentieri della vita. E quando mio figlio rientra a casa a notte fonda, di ritorno dal lavoro, non è un fastidio gettare nella pattumiera quella carta bisunta che profuma di passato e di briciole antiche. Per un istante mi scopro a pensare che forse l’amore per la schiaccia di via Torino è una delle poche cose che abbiamo in comune. Magia dei vecchi forni d’un tempo e dei figli che portano avanti il mestiere dei padri.


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