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Interviste Giovedì 27 Agosto 2026 ore 14:01

Giorgia Meloni, New York Times fa tappa a Piombino

Meloni e Ferrari durante il sopralluogo alla discarica Rimateria di Piombino

Il corrispondente Roger Cohen è venuto in città e incontrato il sindaco Ferrari per intercettare alcuni degli aspetti dell'ascesa di Giorgia Meloni



PIOMBINO — Ci sono anche Piombino e il sindaco Francesco Ferrari nel mosaico composto dal corrispondente Roger Cohen nel reportage dedicato a Giorgia Meloni per il New York Times.

Cohen ha deciso di recarsi a Piombino per comprendere l'ascesa di Giorgia Meloni. Qui nel 2019 l'elezione a sindaco di Francesco Ferrari, primo sindaco di destra dal 1945 e riconfermato nel 2024. Nel mezzo la nomina di Meloni a presidente del Consiglio dei ministri nel 2022. Nell'articolo di Cohen Piombino è descritta come "una città siderurgica un tempo fiorente le cui strade oggi appaiono silenziose". "Un tempo centro della Resistenza antifascista, Piombino è stata a lungo una roccaforte della sinistra e dei sindacati più intransigenti. Oggi, invece, il partito della Meloni ha preso il sopravvento", si legge. E' qui che il giornalista ha poi incontrato il sindaco Francesco Ferrari, descritto come un "avvocato dai modi affabili". 

Nel reportage il giornalista ha fissato la lente sui lavoratori di Piombino, storicamente a sinistra e ora "uniti a quel vasto spostamento di massa, tipico del XXI secolo e diffuso in tutta Europa, che vede la classe operaia passare da sinistra a destra, mossa dal risentimento verso la globalizzazione e la sua perdita di posti di lavoro, verso l'immigrazione incontrollata e verso i valori estranei di un'élite urbana liberale".

A seguito della lettura del reportage, QUInews Valdicornia ha rivolto alcune domande al sindaco di Piombino per riportare la riflessione sul piano locale.

Immagino che sia lusingato da quello che, di fatto, è il riconoscimento di aver guidato il cambio di rotta della politica locale, partito proprio dalle elezioni amministrative del 2019.

Sì, naturalmente mi fa piacere. Credo che chiunque faccia politica sia abituato ad ascoltare le critiche e, molto meno, i complimenti. In questo caso, però, il riconoscimento arriva da una testata internazionale di assoluto prestigio e da un giornalista come Roger Cohen, che ha osservato Piombino con gli occhi di chi arriva da fuori e che ha alle spalle un’esperienza internazionale straordinaria.
Per questo lo considero un riconoscimento particolarmente significativo. Quando un’osservazione positiva arriva dall’altra parte dell’oceano, da qualcuno che non ha alcun interesse diretto nelle vicende della nostra città, viene spontaneo pensare che possa avere un carattere di maggiore oggettività. E certamente mi lusinga che abbia individuato nelle vicende di Piombino un elemento di interesse più ampio.

Riconosce questo ruolo di protagonista nel cambiamento geopolitico locale e, poi, nazionale? È d’accordo con l’interpretazione che emerge dal reportage del giornalista del New York Times e con il mutato sentimento operaio?

Non mi definirei protagonista. Mi sento piuttosto parte di un processo di cambiamento molto più ampio, che ha attraversato Piombino ma anche l’Italia intera. Le elezioni del 2019 sono state certamente uno spartiacque per la nostra città, ma sarebbe sbagliato sovrapporre completamente le ragioni di quel risultato a quelle che hanno portato Giorgia Meloni alla guida del Paese.
Sono fenomeni che hanno elementi comuni, ma anche storie e motivazioni differenti. Piombino ha vissuto una trasformazione profonda del proprio tessuto sociale, economico e culturale e, parallelamente, è cambiato il rapporto della città con la politica e con la propria identità industriale. Credo che il NYT abbia colto proprio questo. Ha osservato Piombino per la prima volta e l’ha fatto con uno sguardo esterno, diverso da quello di chi qui vive e lavora da sempre. È uno sguardo che può aiutare anche noi a leggere alcuni cambiamenti che, vivendo quotidianamente questa realtà, rischiamo di dare per scontati.

Quanto pesa la fabbrica e il futuro di Piombino nel governo della città? Dalla discarica, con la visita della stessa Meloni a Rimateria, a Metinvest, quale futuro ci può essere per Piombino?

Il futuro di Piombino passa ancora dalla siderurgia, ma deve essere una siderurgia diversa: moderna, sostenibile, tecnologicamente avanzata e soprattutto integrata con il territorio. Una siderurgia verde che non chieda alla città di scegliere tra ambiente e lavoro, ma che renda possibile tenere insieme entrambe le esigenze. Anche le questioni ambientali devono essere affrontate dentro questa prospettiva. La discarica, per esempio, deve essere funzionale al risanamento e al rilancio del polo siderurgico, con paletti chiari e senza trasformarsi in qualcosa di diverso dalla funzione per cui è necessaria.
Metinvest rappresenta oggi la grande scommessa industriale di Piombino. È un investimento di dimensioni straordinarie, sostenuto anche da un importante impegno del Governo. Se riusciremo a portarlo a compimento, avremo la possibilità di ricostruire una filiera industriale moderna e competitiva, creando occupazione e restituendo alla città una prospettiva di lungo periodo.
La nostra responsabilità è fare in modo che questo rilancio avvenga alle condizioni che abbiamo sempre indicato: investimenti, occupazione, sostenibilità ambientale e rispetto del territorio. È una scommessa impegnativa, ma abbiamo tutte le condizioni per vincerla.

Ricordo gli anni del sindaco Ferrari dietro i banchi dell’opposizione. Sul piano politico, quale percorso ha fatto Fratelli d’Italia per arrivare ai risultati del 2019? Quale linea dopo la fine del commissariamento del partito a livello provinciale?

Fratelli d’Italia ha avuto una crescita straordinaria, a livello nazionale e anche a Piombino. Il risultato del 2019 non è arrivato per caso: è stato il frutto di un percorso politico costruito nel tempo, anche attraverso gli anni trascorsi all’opposizione. Per me, personalmente, quell’esperienza è stata fondamentale. Stare sui banchi dell’opposizione significa studiare, approfondire, conoscere gli atti e soprattutto comprendere dall’esterno come funziona una macchina amministrativa. È un’esperienza che, quando poi si assume la responsabilità di governo, si rivela estremamente utile. Quanto al futuro del partito a livello provinciale, non ho ruoli né responsabilità in quell’ambito e quindi non credo sia corretto che sia io a indicare percorsi o assetti. Ci sono persone valide che hanno dimostrato capacità e impegno e saranno loro, nelle sedi proprie, a determinare il futuro del partito. Io continuo a concentrarmi sul mio ruolo di sindaco e sulla responsabilità che i cittadini mi hanno affidato. È questo, oggi, il mio principale dovere politico.

Dina Maria Laurenzi
© Riproduzione riservata


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