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Attualità domenica 24 maggio 2020 ore 08:00

I portici

I portici di Piombino (Foto di Riccardo Marchionni)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "I Portici" di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Da piccolo i Portici - chi li ha mai chiamati via Petrarca? Povero poeta malinconico che sospira per madonna Laura - mi sembravano un luogo fantastico. Riparato da intemperie e venti, che ai nostri lidi soffiano minacciosi nei periodi più impensati, persino d’estate. 

Partendo da via Gaeta, la domenica mattina, a primavera, per mano a mio padre o in sella alla bicicletta azzurra firmata Coppi, andavamo alla scoperta della Piombino nuova, di piazza della Costituzione, del mare, di Salivoli, d’un golfo immenso, aperto su isole lontane, senza tema di burrasche e zefiri gentili.

I Portici, lunga e cupa direttrice un tempo vitale, meta di passeggiate al riparo dalla pioggia, con i suoi negozi di elettrodomestici, il fotografo Migliorini, Vittadello e le grandi marche, la pasta fresca, la rosticceria, la pasticceria Amanti, il Tomi, il Veronesi... Quasi tutto scomparso, purtroppo, resistono eredi di vecchi genitori, le biciclette Donati, gli agenti immobiliari, lavanderie dismesse, figli di pasticceri e bottegai, pescherie che profumano di mare. I Portici, panorama di fondi sfitti e serrande abbassate, qualche bar poco frequentato, fruttivendoli arabi - a parte il vecchio Fossi che resiste, memore di giorni da difensore centrale con la maglia del Piombino -, pizzerie che aprono e chiudono nello spazio d’un mattino, negozi di telefonini (perfetti sostituti della vita) e quel che resta del fotografo Fornai, annichilito da un mondo in digitale. Persino il Bar Bristol ha la serranda abbassata, mesto ricordo di quel che è stato, vecchio rifugio di tifosi juventini che festeggiano vittorie, luogo dove farsi beffe delle (poche) sconfitte della Vecchia Signora. Era pure una squadra di calcio, il Bar Bristol del vecchio Puliti, sfidava nei tornei estivi - in un derby cittadino - il Bar Stella di Francesco Spagnoli, portiere mani di fata di provata fede viola. Ora che non ci siete più, cari compagni del passato, che tuonavate con voce roca ma gentile dai microfoni di Radio Piombino e dalle gradinate d’un campetto di periferia, vi troverete a discutere di calcio in Paradiso, oppure tiferete per la stessa squadra che indossa una maglia strana, viola e bianconera. 

I Portici anneriti da smog e spolverino industriale, palazzoni altissimi con ascensori cadenti, fioriere che scompaiono (ma torneranno), bimbi che giocano tra piazza della Costituzione e Orto dei Frati. Passeggiare tra i ricordi ti riempie il cuore d’un’antica felicità, indistruttibile sentimento di gioia, come farsi penetrare dai fantasmi, ectoplasmi del pensiero in queste terse mattine di fine maggio. Rivedi tuo padre con gli occhiali scuri e il giornale in mano. Ripensi ai sogni, alle piccole emozioni d’un bambino, agli occhi aperti verso l’avvenire. Sai che non tutto è andato come avresti voluto, ma non ti lamenti, quel che importa è aver catturato qualche certezza tra i molti sogni. 

Ed ecco improvvisi i Portici fioriti, come in Lista deespera di Juan Carlos Tabío, come in un sogno estivo, cascata di fiori e disegni colorati sui muri, immense lavagne del pensiero. Non più marmi bianco sporco e travertino annerito, ma quadri di Fattori, tramonti, libecciate e sterminate campagne sul mare con le mucche al pascolo. E in fondo al viale un bambino che corre incontro al futuro...

Estratto da Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno- Acar, 2019

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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