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Attualità domenica 19 luglio 2020 ore 07:00

Il sogno del calciatore

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "Il sogno del calciatore" di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Lupi



PIOMBINO — Come sempre faccio il solito sogno. La palla in rete, all’incrocio dei pali, il portiere battuto, l’abbraccio dei compagni, il boato della folla. Non è San Siro, dove pure ho giocato per molti anni, vincendo tutto quel che c’era da vincere. Non è neppure Trani, dove è cominciato il sogno, lungomare della mia giovinezza dove ho abbandonato un amore per andare alla conquista del calcio importante. No davvero. È il mio vecchio stadio di tanti anni fa, dove tutto è cominciato, il Magona dove sono tornato a fine carriera, quarantenne in mezzo a un gruppo di giovani, giocatore esperto e allenatore in campo. È il mio unico stadio, l’archetipo che buca il sogno, con la curva Tolla esposta al sole, la tribuna verde in ferro battuto che si affaccia sulla gradinata bassa e ampia gremita di tifosi. È il mio stadio, con il sottopassaggio più bello del mondo, non conta se troppi anni fa ho calpestato il tratto coperto che conduce al campo di Marassi, al Comunale di Torino, al Bentegodi, perché solo al Magona ritrovo il filo conduttore dei ricordi. Lo stadio che mi ha visto crescere, con l’odore intenso d’olio canforato che proveniva dagli spogliatori dei calciatori più grandi, il campino sterrato degli allenamenti dove correvo trafelato insieme a Sergio, con quel gruppo di ragazzi che giocavano a tappini in via Gaeta nelle sere d’estate. Mi sveglio, madido di sudore, come se davvero avessi giocato una fantastica partita. Ed è sempre la stessa partita. Il mio gol decisivo, segnato sotto la curva Tolla, a dieci minuti dal termine, contro il Cecina, l’avversario di sempre. E mio padre si alza in piedi con gli occhiali scuri che cangiano in verde - lui se ne stava sempre seduto al sole della curva Tolla -, abbandona per un istante Tutto il calcio minuto per minuto, la voce gracchiante di Ciotti, la squillante di Ameri, per esultare, sguardo rivolto al campo, con un breve sorriso. Quello è mio figlio, pensa. Faccio il solito sogno e mi sveglio in lacrime. Babbo non c’è più da tempo. E non c’è più la tribuna verde. Non c’è più la gradinata gremita di tifosi. Non c’è più niente. Ci sono soltanto io, con tutti i miei ricordi.

10 luglio 2020

Il racconto è uno spin-off di Calcio e acciaio e di Sogni e altiforni. Il protagonista del sogno è Giovanni, il calciatore che ho raccontato nei due romanzi. Non è fondamentale conoscerli per apprezzare il senso nostalgico della breve storia.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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