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Attualità domenica 07 giugno 2020 ore 08:00

​La fine di Napoleone

La copertina del libro "Storia popolare di Piombino"

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi ripercorre la storia di Elisa Baciocchi, principessa di Piombino, in occasione del bicentenario della sua morte



PIOMBINO — A Piombino il governo di Felice I era ben visto. Prosperavano le industrie, il commercio era fiorente, la pubblica amministrazione era ben regolata. Ma la stella napoleonica cominciava a offuscarsi. 

L’Imperatore si era inimicato tutti i popoli sottomessi a causa di un comportamento dispotico e arrogante. La spedizione di Russia dette il colpo di grazia a una situazione che stava prendendo una china pericolosa. Napoleone fu tradito dai suoi stessi parenti che aveva agevolato con ogni mezzo; lo abbandonò persino Gioacchino Murat, marito della sorella Carolina, per il timore di perdere la corona di Napoli. Murat si impegnò a combattere Napoleone insieme agli austriaci per ristabilire un equilibrio tra le potenze e una nuova amministrazione in Italia. 

Napoleone abdicò nell’aprile del 1814 e il giorno dopo partì per l’Isola d’Elba, che le potenze vincitrici gli riconobbero come unico dominio. In Francia cominciava la restaurazione sotto Luigi XVIII, che dopo 23 anni di esilio, tornava sul trono degli antenati. La caduta di Napoleone fece finire in disgrazia tutti i Principi legati alla sua famiglia, a parte il traditore Murat, che addirittura ampliò la sfera d’influenza del Regno di Napoli. 

In Toscana tornò a regnare la casa Lorena, che Murat si occupò di restaurare al potere, spodestando la cognata Elisa. La Principessa si ritirò a Lucca, dove la raggiunse il marito Felice, scappato in fretta e furia da Firenze, bersagliato dagli sfottò più irridenti: “Quando tu eri Felice, noi eravamo pasquali (cioè minchioni, baccelloni); adesso che sei ritornato Pasquale, noi siamo felici”. Il gioco di parole sul nome dal sovrano seguiva la voce popolare che dava per scontata la modifica e si prestava alla sottile ironia. Firenze ambiva a tornare sotto i Lorena, per questo accolse con gioia i soldati di Murat, tra le grida di “Viva Ferdinando III!”. Elisa non si rassegnò alla sconfitta ma fece occupare Pietrasanta, Seravezza e Barga dai suoi soldati, cercando di trattare una pace impossibile con gli inglesi. Lord Bentinck rispose sprezzante: “Dite a quella donna, che se non fugge io la piglio...”. 

Elisa dovette arrendersi all’evidenza che nessuno avrebbe mai trattato con lei, quindi abbandonò gli Stati che aveva governato per nove anni e riparò alla corte di Genova. Il generale Conte di Starhemberg, con decreto dell’Imperatore d’Austria, fu nominato Governatore Generale di Lucca e Piombino. Il trattato di Parigi riportò Ferdinando III nel Granducato di Toscana, mentre il 3 maggio del 1814 Napoleone prese possesso di Portoferraio con il titolo di sovrano dell’Isola d’Elba. Il piccolo territorio al largo del canale di Piombino era tutto quel che gli restava dopo tanta gloria. I portoferraiesi andarono in delirio quando videro Napoleone e lo accolsero con grandi onori. Napoleone restò all’Elba appena dieci mesi per poi tentare un impossibile ritorno al potere e finire i suoi giorni a Sant’Elena, in uno scoglio sperduto nell’Oceano.

Il Congresso di Vienna (1815) stabilì che Piombino sarebbe andato a far parte del Granducato di Toscana, insieme allo Stato dei Presidi e all’Isola d’Elba. Il Principe Boncompagni - Ludovisi ricevette un indennizzo per le mancate rendite dei possedimenti ingiustamente espropriati. Nel’aprile del 1815, Piombino e le terre circostanti furono annesse al Granducato di Toscana, anno in cui il cavalier Federigo Capei prese possesso della città in nome del Granduca Ferdinando III. L’indipendenza del Principato di Piombino era finita per sempre e la città diventava uno dei tanti centri della Toscana, sotto Ferdinando III di Lorena.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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