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Attualità sabato 16 luglio 2016 ore 19:08

Credibile o no, il piano Aferpi ne esclude 600

Foto: Archivio Fiom

A Mauro Faticanti (Fiom Cgil) non bastano le parole del vicesindaco di Piombino e dai social interpella il primo cittadino sulla questione lavoratori



PIOMBINO — All’incontro avvenuto in Comune tra l’Amministrazione e i sindacati (leggi l’articolo consigliato), è seguito il commento sui social di Mauro Faticanti, responsabile nazionale Fiom Cgil, che controbatte alla fiducia espressa dal vicesindaco e alle sue domande che, pur plausibili, rimangono delle considerazioni.

“Il tema centrale però è stato eluso”, ha detto e si rivolte al primo cittadino rammentano quel 3 giugno del 2015 quando è stato firmato l’accordo Cevital.

“Caro Massimo quell'accordo che tu e io insieme alla regione, per cui anche al presidente Erinco Rossi va rivolta la stessa domanda, abbiamo firmato prevedeva che tutti i lavoratori entrassero in Aferpi dalla Lucchini in A.S. entro il 6 novembre di quest'anno. Io sono andato a fare le assemblee e ho detto, abbiamo detto, e invitato i lavoratori a votare sì all'accordo, pur in presenza di un sacrificio economico, proprio perché teneva tutti dentro e non lasciava nessuno fuori. Ora Aferpi ti ha presentato, con un documento formale che è depositato negli uffici competenti sia del comune di Piombino sia alla Regione Toscana, un altro piano industriale da dove si evince che al 31 dicembre 2016 saranno in Aferpi 750 persone”.

Tralasciando altri aspetti dell’accordo, in questo caso Faticanti si sofferma esclusivamente sull’occupazione che, dalle tabelle rese note, si contraddirebbe l’accordo lasciando fuori 600 persone.

Di questo parleremo al Ministero delle Sviluppo economico chiedendo direttamente conto all'azienda per prima del non rispetto dell'accordo chiamando anche in causa il governo, - ha continuato Faticanti - ma da te, dal sindaco di Piombino vorrei sapere esplicitamente quale è il tuo parere”.

“Noi non permetteremo il fallimento dell'accordo e per fare questo bisogna che tutti, istituzioni comprese, chiedano il rispetto di quell'accordo senza subalternità alcuna che invece si manifesta nel richiamare ossessivamente al ricordo del ‘da dove siamo partiti’ perché se assumiamo quel parametro certo che anche solo 1500 lavoratori occupati sono meglio di nulla, ammesso e non concesso che ci sia lavoro, però rimane il problemino di cosa mangiano gli altri 600”.

Insomma, credibilità o no, l’Amministrazione e la Regione sono chiamate a esprimersi sul reinserimento lavorativo. Con molta probabilità sarà questo il tema centrale dell’incontro che si svolgerà il 28 luglio al Mise.

Dina Maria Laurenzi
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