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Attualità domenica 20 maggio 2018 ore 09:15

Silvia Lazzeri e il regolamento di conti

Su #tuttoPIOMBINO Gordiano Lupi offre un'ultima visione rispetto all'omicidio di Alessandro Appiani aggiungendo un altro tassello alla storia



PIOMBINO — In merito all’omicidio di Alessandro Appiani va citata l’opinione di Enrico Sole, visto che la mia ricostruzione pecca di un eccesso di romanzato e forse di troppa benevolenza nei confronti del Signore di Piombino. 

Nella mia storia non faccio alcun riferimento alle numerose tresche amorose di Alessandro e al fatto che non perdeva occasione per correre dietro a tutte le sottane che incrociavano la sua strada. Pure Iacopo Cesaretti ci descrive Alessandro come un uomo dissoluto e dedito ai piaceri della carne. Enrico Sole dà molta importanza a una figura femminile che apparteneva alla nobile famiglia Lazzeri. Alessandro si era invaghito di lei e voleva aggiungere un altro facile amore alla sua collezione di donne piombinesi. Un giorno mentre Alessandro vagava era diretto in Cittadella passò per via Tra Palazzi e vide uscire dalla casa di Vecchioni la bella Lazzeri. Non sappiamo il vero nome della fanciulla e così la chiameremo Silvia, perché ci piace e si adatta bene a un amore non concluso dello sfortunato Appiani.

Alessandro ardeva di desiderio per la bella Silvia, la seguì e le lanciò audaci profferte d’amore ma lei tirò avanti. Alessandro non era solito fermarsi davanti a piccoli ostacoli e continuò a insistere fino a quando la ragazza decise di invitarlo a casa sua. Alessandro era convinto di aver raggiunto il suo scopo e grande fu il suo disappunto quando in casa Lazzeri non trovò Silvia, bensì quattro fratelli della ragazza che lo salutarono e lo riaccompagnarono in Cittadella. 

La beffa dei Lazzeri fece il giro della città e Alessandro in preda all’ira si vendicò dei quattro fratelli e li spedì in esilio uno dopo l’altro. Alessandro non si dette per vinto e continuò la sua corte serrata verso Silvia, tanto che la ragazza non poteva più uscire di casa senza incontrarlo. La tesi di Enrico Sole sul delitto Appiani è quella della vendetta da parte della famiglia Lazzeri. 

Il padre di Silvia aveva preso molto male la storia dei figli in esilio e non sopportava che sua figlia non potesse uscire di casa senza subire le insidie del Signore. Vero è che i Lazzeri non risultano nella lista dei congiurati, ma è altrettanto vero che una volta salito al potere Cosimo Iacopo VII, figlio di Alessandro, i membri della famiglia Lazzeri sparirono tutti. 

Lo sventurato padre della fanciulla fu messo dentro una botte piena di chiodi e fu fatto rotolare per Via Tra Palazzi. Tra l’altro i cinque esecutori materiali del delitto erano amici intimi dei Lazzeri. Questa ricostruzione scagiona Isabella e Don Felix e riconduce l’omicidio a un regolamento di conti familiare e a una storia di amori contrastati. Però lo stesso Enrico Sole si chiede come mai Don Felix mise in libertà gli arrestati e non fece niente per punire i congiurati. Questo atteggiamento, unito al fatto che la relazione con Isabella era cosa di dominio pubblico, ha fatto dire a molti che Alessandro è stato ucciso per ordine del governatore spagnolo e della sua amante. Tanto più che dopo la morte di Alessandro la relazione tra i due fu così palese e sfacciata che Don Felix ebbe pure l’ardire di chiedere la mano di Isabella. Il padre di lei rispose con un secco rifiuto. Don Felix si proclamò addirittura Signore di Piombino e sciolse ogni legame con gli Appiani. 

Il popolo però non lo amava e fu per merito delle Comunità di Suvereto, Scarlino e Campiglia, che Ferdinando I, granduca di Toscana, intervenne presso Filippo II per far eleggere come Signore Cosimo Iacopo, figlio di Alessandro. Cosimo Iacopo fece subito giustiziare gli uccisori del padre: Ciapino Pagnani, Mazzaferrata Mazzaferrati, Giovanni Volpi e Filippo Verracchio. Domenico Vecchioni invece si suicidò nella prigione della Rocchetta e il padre della Silvia Lazzeri venne fatto rotolare in una botte chiodata. Altra curiosità storica è che della bella Lazzeri non si ebbe più alcuna notizia e neppure dei suoi fratelli autori della nota beffa. La morte di Alessandro era vendicata.

Conclusioni

Alessandro I Appiani è la figura più affascinante di tutta la lunga storia del Principato di Piombino. Uomo schivo e introverso, donnaiolo impenitente, persona dal pessimo carattere, rude guerriero e leale combattente. Si piegò al volere di stato e contrasse un matrimonio di interesse con Isabella di Mendoza, per assicurare al principato di Piombino la protezione spagnola. Caso volle che fosse la stessa Isabella a tradirlo e condurlo a morte. Via di Malpertuso fu la sua tomba in una sera di settembre e la lapide sta ancora là a perenne memoria dell’eccidio. Per le vie strette del centro storico di Piombino, quelle che portano alla stupenda terrazza sul mare di Piazza Bovio, c’è chi giura di sentire ancora i suoi lamenti. Accade nelle sere di settembre, quando soffia il libeccio e si fa strada tra palme e tamerici. Quando tutti i rumori sembrano porte che cigolano e la notte dà corpo a mille paure. Alessandro rincorre Isabella e i suoi tradimenti. Per l’eternità. 

Leggi qui sotto la prima e la seconda parte tratta dal libro Piombino Leggendaria di Gordiano Lupi.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

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