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Attualità mercoledì 02 dicembre 2015 ore 12:34

Aferpi, Piombino non è ancora un caso risolto

Landini (Fiom): "Siamo ancora qui a discutere, noi non siamo di fronte a un non accordo, ma a una truffa verso territorio, sindacato e istituzioni"



PIOMBINO — Allo sciopero del 2 dicembre a Piombino c’erano tutti. C’erano gli operari in prima linea, le rappresentanze sindacali e gli esponenti politici della Val di Cornia.

Il corte, compatto e composto, ha preso il via da piazza Caduti sul Lavoro per poi raggiungere il centro cittadino. E davanti l’orologio di piazza Gramsci, la piazza che accolse il primo sciopero degli operari, si è consumata l’ennesima manifestazione dei lavoratori.

Di colori ce n’erano tanti, ma tutti confluivano verso l’unico interesse: le sorti dei lavoratori e il futuro dell’economia territoriale.

“C’è chi sostiene che la crisi è passata, ma quando partecipiamo a riunioni come quella al Mise ci accorgiamo che la crisi non è finita. – interviene il segretario nazionale Uilm Mario Ghini – E’ stata una riunione insignificante, le richieste hanno avute poche risposte ritenute insignificanti. Sì, il pano industriale andrà avanti, ma annuncia dei cambiamenti. C’è un azionista, noi chiediamo che questo azionista si sieda al tavolo”.

I timori verso i forti ritardi dell’attuazione del piano industriale sono stati esternati anche dal coordinatore nazionale siderurgia Fim Sandro Pasotti. “Se non si accelera il processo si rischia di bloccare le possibilità concrete. – interviene – Serve il rilancio del lavoro non solo assistenza, serve un piano di rientro da qui al 2016 ed entro l’anno ci aspettiamo delle risposte concrete”.

La presenza del segretario nazionale Fiom Maurizio Landini ha animato la piazza e messo la vicenda piombinese sul piano di discussione nazionale. "Dopo 6 mesi siamo ancora qui a discutere, - commenta - noi non siamo di fronte a un semplice non accordo, ma a una truffa verso il territorio, il sindacato e le istituzioni. Il punto che emerge con forza dall'incontro fatto e da questa manifestazione non è che non crediamo agli impegni presi, ma che il tempo delle chiacchiere è finito. - prosegue - O nelle prossime settimane diventano operativi o occorre che tutti insieme assumiamo una responsabilità molto precisa. Non siamo di fronte a un problema territoriale, questo è un problema di credibilità del Paese".

Tutti i commenti, però, hanno fatto capo all’insoddisfazione rispetto all’incontro del 30 novembre al Ministero dello Sviluppo Economico. Il sindaco Massimo Giuliani in persona, infatti, ha rimarcato che le risposte non sono esaustive e non soddisfacenti. “Piombino non è un caso risolto, - commenta – si allungano i tempi dopo periodo già lunghi. Istituzioni, sindacati e lavoratori hanno riposto fiducia su un accordo, noi vogliamo continuare a produrre acciaio”.

In generale, è stato recepito positivamente che Aferpi guardi al mercato mondiale con lavorazioni di qualità, apripista dell’ambizioso progetto di sviluppo del territorio, d’altro canto è stato preso atto dei 6 mesi di ritardo sinonimo della sottovalutazione delle cose da fare. “Ora non pensiamo a piani b e immaginifici. – conclude – Nei prossimi giorni contiamo di incontrare il governatore Rossi e il ministro Delrio”.

Insomma, la manifestazione del 2 dicembre è stata l’occasione per ricordare ancora una volta che non c’è più tempo da perdere perché oltre che della fabbrica sui tavoli di discussione c’è il futuro degli operai.

Le prossime mosse? Prima di Natale un nuovo incontro; questa volta, però, le risposte dovranno essere soddisfacenti, altrimenti la discussione si trasferirà sotto Palazzo Chigi.

Dina Maria Laurenzi
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