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Lavoro Lunedì 26 Ottobre 2026 ore 11:06
Venerdì di sciopero contro carovita, riarmo e acciaio

L'Unione sindacale di base ha annunciato presidi e cortei. A Piombino lente su lavoro e futuro industriale
PIOMBINO — Aumentano le adesioni allo sciopero generale del 30 Ottobre proclamato dall'Unione sindacale di base e riguardante tutte le categoria del lavoro pubblico e privato, invitando a organizzare una giornata di protesta in tutto il Paese.
"Non solo altre sigle sindacali hanno deciso di unirsi a questa importante giornata. Anche i commercianti aderiscono alla giornata di protesta. I vigili del fuoco da tutta la Toscana saranno in corteo a Livorno. Coinvolte tutte le categorie del lavoro. Durante la mattinata ci raggiungerà Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestine Occupati. - hanno fatto sapere dal sindacato - In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l'inflazione, di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche. Contemporaneamente, diverse organizzazioni sindacali dei lavoratori portuali hanno lanciato per la data del 30 ottobre uno sciopero internazionale contro il traffico delle armi, contro le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti. L’Unione Sindacale di Base considera la lotta contro il carovita e contro la moderazione salariale strettamente legate alla lotta contro il riarmo. L’enorme spesa pubblica messa a disposizione dell’acquisto e della costruzione di nuovi armamenti, con un balzo di decine di miliardi di euro nel bilancio statale per la difesa, cozza con l’indisponibilità a difendere i nostri salari e le nostre pensioni. - hanno spiegato dal sindacato - C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale che unisca tutte le categorie sociali e del lavoro per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi".
A queste proteste, a Piombino, si incrociano le braccia anche per le questioni legate al rilancio del polo siderurgico locale.
"Uno sciopero che nasce dalla rabbia e dalla stanchezza di lavoratrici e lavoratori che da anni assistono a grandi annunci, progetti miliardari, accordi e memorandum firmati nei ministeri, mentre la realtà degli stabilimenti e dei territori continua a essere fatta di incertezza, ammortizzatori sociali, perdita del potere d'acquisto e prospettive occupazionali sempre più fragili. - hanno commentato - Piombino è diventata il simbolo di una crisi industriale che la politica continua a raccontare attraverso promesse e operazioni di rilancio, senza riuscire a garantire una prospettiva certa a chi vive del proprio lavoro. Non accettiamo che Piombino venga trattata come una periferia industriale da tenere buona con qualche annuncio e una nuova convocazione ministeriale. La crisi di Piombino non è un caso isolato. È il riflesso di una crisi strutturale che attraversa la siderurgia, la metallurgia e l'intera manifattura italiana. Anni di privatizzazioni, dismissioni, assenza di una politica industriale pubblica e subordinazione delle scelte strategiche agli interessi dei grandi gruppi hanno lasciato interi territori appesi alle decisioni di soggetti privati, spesso incapaci o indisponibili a garantire un reale futuro produttivo".
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