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Attualità Domenica 08 Marzo 2026 ore 08:29

"Torna la Severine dopo una esercitazione Nato"

Donne in nero: "Di fronte a una terza guerra mondiale a pezzi, l’ennesimo attracco della Severine o della Capucine a Piombino crea imbarazzo"



PIOMBINO — Il coordinamento delle Donne in nero di Piombino è intervenuto a seguito dell'attacco congiunto di Israele e USA contro l’Iran, commentando la situazione globale e la preoccupazione per gli effetti di questa crisi senza distogliere l'attenzione dal porto di Piombino.

"Ogni bomba proveniente dall’esterno, in Iran come altrove, rafforza la retorica nazionalista e repressiva del potere di turno, offrendo ai regimi nuovi pretesti per soffocare il dissenso. Le guerre per esportare libertà hanno sempre prodotto soltanto instabilità e nuove catene per i popoli. La storia insegna che le armi sono un simbolo di dominio e utili strumenti di speculazione finanziaria. - hanno commentato - Nei prossimi giorni, nel nostro porto tornerà ad attraccare la nave Severine, di ritorno da una delle più grandi esercitazioni NATO: il suo carico, come abbiamo sempre detto, non è fatto di comuni merci. Di fronte ad una terza guerra mondiale a pezzi, l’ennesimo attracco della Severine o della Capucine a Piombino può solo creare imbarazzo, talvolta disgusto perché sappiamo che la loro destinazione tocca spesso porti situati in prossimità di zone in guerra. La retorica di movimentare mezzi dell’esercito italiano e quindi innocui a detta di alcuni, appare, altrettanto imbarazzante. Illusioni per alcuni, opportunità per altri: nel mezzo vittime civili e lauti guadagni per le industrie produttrici e per chi investe in azioni del settore. Produrre armi non può essere considerato un lavoro come un altro, né lo può essere spostarle da un porto ad un altro".

"Allora in questo 8 Marzo infuocato da diffusi e crescenti scenari bellici, in cui sappiamo che le prime vittime sono i civili, come a Teheran dove durante uno dei primi bombardamenti sono state uccise oltre 100 bambine dentro una scuola femminile, diciamo che il tempo delle parole andrebbe superato da atti concreti. - hanno proseguito - Le donne in Italia come nel resto del mondo non hanno bisogno di panchine dedicate, né fiori per un solo giorno, né di uomini come Epstein e co. La violenza perpetrata sulle bambine e sulle donne perché considerate alla stregua di oggetti da possedere, umiliare ed uccidere, nei Paesi cosiddetti democratici come nei luoghi di guerra, richiede una maggiore presa di coscienza negli uomini e nella loro capacità di gestione delle proprie pulsioni. Auspichiamo che le nuove generazioni di uomini, rifuggano da questi pessimi esempi e siano capaci di progettare insieme all’altra metà del mondo, per quanto variegata essa sia, un mondo di pace e di giustizia in cui l’8 Marzo sia la festa di ogni giorno".


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