Attualità Venerdì 20 Febbraio 2026 ore 08:33
"Liberare il porto da armi e rigassificatore"

A chiederlo sono le Donne in nero per Piombino in occasione della movimentazione del nuovo carico di materia bellico
PIOMBINO — "La spola delle navi ro-ro Severine e Capucine si ripete, ed è tornata nel porto di Piombino, la Capucine. Nel silenzio assordante del sindacato, nella piena accoglienza degli operatori portuali, delle agenzie marittime e di ogni altro attore che pur potendo fare non fa, pur potendo parlare non parla, pur potendo esporsi, preferisce non farlo".
Così le Donne in nero per Piombino continuano a tenere alta l'attenzione sulla movimentazione di materiale bellico nel porto della città nonostante i ripetuti appelli e richieste.
"Se non riusciremo ad essere ogni volta presenti fisicamente sul porto per dire che: non vogliamo la Capucine e la Severine nel nostro porto, affiancate, nel loro passaggio ad un rigassificatore e talvolta a metaniere piene di 170mila metri cubi di GNL, lo diremo ogni volta per iscritto. - hanno ribadito in una nota - Ed ogni volta torneremo a ripetere che la dignità del lavoro deve essere cercata e ritrovata attraverso la movimentazione di altre tipologie di carico. Ad oggi ogni nostro appello rivolto a questi signori e queste signore è caduto nel vuoto, un silenzio anche politico. Così se in Europa i governi incrementano le spese militari, l’Italia si impegna ad investire 3,5 miliardi di euro in più ogni anno, per raggiungere entro il 2028 12 miliardi in più: con una crescita, per alcuni settori bellici fino al 60%".
"Il nostro gruppo non crede alle guerre fatte per esportare la democrazia e non crede che la democrazia sia esportabile utilizzando gli eserciti. Non crediamo che un’Europa che si sta riarmando spaventosamente sarà capace di stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici che chiedono stipendi adeguati e che non ce la faranno a lavorare fino a 70, 71 anni di età per garantire la copertura alle spese militari. La responsabilità di coloro che possono dire ma non dicono, che possono fare ma non fanno, oggi, non è più sostenibile, noi crediamo né politicamente, né socialmente. Di fronte a un mondo che sta letteralmente cadendo a pezzi dal punto di vista ambientale, che sta morendo con armi prodotte e movimentate anche in Italia, crediamo di non poter tacere. Auspichiamo - hanno concluso - che i sindacati, i lavoratori e l’Amministrazione comunale con loro, chiedano che il porto di Piombino non sia coinvolto in logiche speculative finanziarie di cui il GNL e il settore bellico sono i maggiori strumenti di azione".
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