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Attualità domenica 09 giugno 2019 ore 10:00

Torri dei Diaccioni

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO "Torri dei Diaccioni" di Gordiano Lupi



- — Torri dei Diaccioni che scandite il tempo alla mia vita, sotto quel colle che segna il mio infinito, non leopardiano, quello è a Recanati, qui siamo solo nella mia Piombino. Presenza inquieta, luogo abbandonato, foglie morte di tutto il mio passato. Campagna adolescente della vita, poco distante scorre il Rio Salivoli, ma le mie stanche corse di ragazzo verso quei prati, verso le colline, in mezzo al vento e al sole, alle tue stelle, sono un ricordo che freme sulla pelle, indelebile come un segno antico, una ferita, il sangue della vita. Erba quasi grigia, avvolta da fumo di troppe ciminiere; grigio il cielo, grigio il fumo, resta svanito sul limitar dei campi e del mare un contorno celeste. 

E i miei occhi bagnati di lacrime, un pianto improvviso, di vecchio, in un luogo inatteso del tempo, dove più non fumano grigie ciminiere, non ridono sogni di padri confusi, inflessibili e giusti, solo si vedono grandi distese di prati e le torri, un tempo case dei nostri operai. Aprile, il tempo segnava il suo incedere verso il futuro, diverso dai ricordi, diverso dal tempo che corre, non restava che osservare, far finta di piangere e nascondere un sorriso intriso di nostalgia.

Venga l’estate e il ritorno, sulle torri dei Diaccioni, dove è già campagna, con silenzi alati di rami, foglie e uccelli per aria che si muove, tremuli di sogni infranti se l’aria è ferma. Vengano gli autobus cittadini al capolinea, sempre più rari, in transito tra Piombino e la collina perduta, con obbligo di fermata. E venga l’alba dolorosa, tra i pochi fari d’auto e le case spente, dove un tempo viveva un popolo di operai. 

Adesso soltanto ricordi e voci di bambini, lasciati in custodia a nonni sfaccendati, ai lavoratori d’un tempo. La serena giornata estiva procede, tra canti di tortore e striduli gabbiani, memore delle tempeste d’aprile e della quiete di maggio. L’estate procede, luminosa e silente, e io non penso neppure per un istante di allontanarmi da Piombino. La città, poco visibile tra torri protese verso il cielo, ritagli di mare nascosti da isole che d’un tratto scompaiono dietro i rossi palazzi del passato, stempera in lontananza tutta la sua sterile vita di questo ritaglio di Maremma. 

A Piombino è possibile spendere - in languida pace - le lacrime che il corpo produce in eccesso. Vivere questa campagna di mare ricordando la città vicina, con il canto dei grilli notturno e il risveglio sancito dai gabbiani. Vivere notti afose di salmastra essenza, di luna e di strade infuocate a mezzogiorno, salutando questa nostra alba estiva, accogliendo la luce della luna che viene dal mare, in attesa della vittoria definitiva del sole. 

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata

Torri dei Diaccioni
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