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Attualità domenica 28 giugno 2020 ore 07:58

A Piombino, leggendo Pessoa

piazza Bovio (Foto di Riccardo Marchionni)

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia "A Piombino, leggendo Pessoa" di Gordiano Lupi. Foto di Riccardo Marchionni



PIOMBINO — Sono la periferia d’una città inesistente

Pessoa non è un poeta, è un drammaturgo che usa la poesia, è un poeta che usa il dramma, che sta alla finestra - una vita alla finestra - a guardare. Vivere e non vivere. Porsi tra la vita e la coscienza di essa, tra l’essenza e l’idea dell’essere. Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela o di lasciare che sia il destino a farla a noi. Ho avuto grandi ambizioni e sogni turgidi. Chi non ha ambizioni? Chi non sogna? Sogni irrealizzabili, per lo più. Il lavoro quotidiano è la banalità della vita, il suo sogno inquieto. La casa dove vivo è la letteratura che allevia la vita ma che in fondo non è meno monotona. Ho nostalgia di tutto, pure delle cose che per me non significavano niente. Erano comunque la mia vita, il mio quotidiano rivederli e specchiarsi in loro. I luoghi che conosco mi danno sicurezza, certezze. I volti conosciuti mi rendono sicuro. Sono il simbolo della mia vita, mi tolgono la tristezza. Scomparirò anch’io un giorno da queste strade, novello Bernardo Soares, qualcuno dirà che non vedrà più il mio volto, non leggerà più le mie parole, ma in fondo non cambierà niente. Che ne sarà stato di lui? Domanda oziosa. Non sono nessuno. Sono la periferia d’una città inesistente. Monotonia e stupidità della vita. L’unica cosa che posso sperare è che questo giorno - come sempre - abbia una fine. Il desiderio intimo di morire, di togliersi di dosso lo sforzo involontario di esistere.

Temporale - Momento lirico

Quest’aria bassa di nuvole ferme,
l’azzurro sporco del cielo,
il silenzio freddo,
i rumori di strada,
la cosmica sospensione del respiro,
si ferma l’universo.
Si sono carbonizzate di silenzio
le tenebre della notte,
il mare percuote le scogliere
il libeccio frange le coste petrose.

Oh Piombino, mio focolare!

La quiete torpida della domenica con persone che faticano a popolare le vie del corso, campane che suonano, rumori di auto in lontananza e stridore di gomme. Impossibile capire gli altri, che sono persone diverse da te, anime aliene incomprensibili. Forse è meglio pensare che vivere. Vedo il disordine della vita dalla terrazza della mia casa. Non piango la perdita della mia infanzia, piango il fatto che tutto si perde. Sono le parole che scrivo, i sogni imperfetti, i desideri del passato. Sono la mia prosa i miei racconti, presi dal mio essere più antico, in lontananza. Sono uno scrittore che non inventa, forse non sono neppure uno scrittore, sono soltanto uno che racconta la vita che ha vissuto.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata



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