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Attualità domenica 05 marzo 2023 ore 07:43

Appunti sulle origini di Piombino e sugli Appiani

Palazzo Appiani

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia “Appunti sulle origini di Piombino e sulla famiglia Appiani (570 - 1634)” di Gordiano Lupi



PIOMBINO — Tornare su cose dette fa bene, a mo’ di ripasso, ché tanta gente non sa niente del luogo dove vive e dov’è nata. Le origini di Piombino si perdono nella notte dei tempi, nessuno conosce la verità, son tante le ipotesi, innumerevoli le tesi, parecchie le leggende. Per certo sappiamo che nel 570 viene distrutta Populonia, quando i Longobardi invadono la penisola, così pare che gli abitanti del sito etrusco scendano a valle per popolare un territorio dalle parti di Portovecchio, vicino al mare, chiamato Popolinum, derivazione di Populonia, col tempo diventato Popolino, quindi Piombino. Ma altri storici dicono che Piombino sorga poco prima del XII secolo, come testimoniano le mura cittadine.

Siamo nel 1114, si parla d’un Monastero di San Giustiniano di Falesia che rinuncia a certi possedimenti del territorio di Piombino in favore di Pisa: un Castello, la Rocca, il Poggio, le Torri … E allora Piombino deriverebbe da Falesia o da Faliegi, antico paese di mare, dalle parti dell’odierno Portovecchio.

La storia di Piombino comincia a essere importante dal 1399 in poi, col Castello scelto come sede del Signore, un Principato sorto da beghe pisane, lotte tra Bergolini e Raspanti, tra Gambacorti e Gheradesca, con la vittoria del primo casato sul secondo. Pietro Gambacorti ha un segretario di Stato di nome Iacopo, figlio di Ser Vanni d’Appiano, che diventa signore di Pisa e muore anziano, lasciando tutto al figlio Gherardo, fondatore della Signoria di Piombino, Elba, Pianosa e Montecristo. E gli Appiani ne son dominatori fino al 1634, sintesi storica rapida e incompleta, ché per saperne di più non basta un articolo domenicale sulla vostra rivista on line preferita, ma occorre leggere un sacco di libri di storia scritti da Maro Carrara o da Ivan Tognarini. Gherardo, in ogni caso, è il primo signore di Piombino che rende sicuro il territorio e lo fortifica, anche se deve lottare contro i Genovesi per mantenere il feudo e il suo dominio. E dopo di lui Iacopo II, nel 1404, minorenne, con la madre di supporto, Paola Colonna, che cerca l’amicizia di Firenze e Genova con metodi vari per tener tranquilla la sua gente, ma commette l’errore di occupare Monteverdi che è di Firenze, indisponendo non poco Repubblica e Papato. La storia di Piombino narra anche le vicende di Baldaccio d’Anghiari cavaliere di ventura che stringe d’assedio Suvereto e la conquista, quindi la morte di Iacopo (sposo di Donatella Fieschi) senza eredi, con Emanuele d’Appiano (fratello di Gherardo) successore non gradito a Paola Colonna, che fa il bello e il cattivo tempo in quel lembo di terra affacciata sul mare. Paola comanda, tanto per dire che il femminismo non è un’invenzione del presente, pure nel 1440 ci sono donne forti e decise, che tengono in scacco sovrani imbelli e pusillanimi. Muore Paola e arriva Caterina, con la reggenza del marito, quel Rinaldo Orsini eroico condottiero, conte di Tagliacozzoed Alba, che scaccia i Tunisini dall’Isola d’Elba (1444), sconfigge Aragonesi e Genovesi, manda in esilio Emanuele d’Appiano che pretenderebbe il suo posto di Signore, supera l’assedio di Alfonso D’Aragona, re di Napoli, che dura quattro mesi, nel 1448. E due anni dopo muore, poco dopo lo segue Caterina, che si spegne a Scarlino, nel 1451. Ecco che per Emanuele si aprono le strade del potere, ed è un bel periodo, con un governatore saggio, poco incline a far guerra, più portato a occuparsi di commercio e agricoltura, al benessere dei sudditi e del territorio. Il figlio si chiama Iacopo III, succede al trono nel 1457, protetto dal re di Napoli - Ferdinando -, sovrano dispotico, anche se Piombino sotto di lui si arricchisce di molti monumenti, mentre si ricorda lo scontro con Galeazzo Maria Sforza di Milano che non riesce a impadronirsi del feudo sul mare. Iacopo IV è storia del 1474, saggio e magnanimo, costretto da eventi imperscrutabili a lasciare il governo alla sorella Eleonora, in fuga verso la Francia per non cadere in mano a Cesare Borgia, il duca Valentino, che nel 1501 occupa Piombino.

E come non ricordare Papa Alessandro VI che nel 1502 rende visita ai nostri lidi marinari? Alcuni anni fa ricordo una rievocazione storica in costume di tale evento della storia piombinese, con il Papa e suo figlio (avete letto bene, erano altri tempi!) che per sette giorni si fermano sul promontorio e imbastiscono feste in Cittadella. Iacopo IV rientra solo nel 1503, protetto dal Re di Spagna, che rende visita a Piombino, ma poco dopo muore, ed è il 1510 quando sale al trono Iacopo V, che vede l’Elba invasa dal pirata Ariadeno Barbarossa, saccheggiatore infame, violentatore di uomini e coste, ma niente può fare in sua difesa. Iacopo VI ama le arti d’ogni tipo, specie la pittura, merito suo se abbiamo avuto di passaggio il Sodoma (1537), grande artista del tempo, vero nome Giovanni Antonio Bazzi. Iacopo VI viene protetto (per sua fortuna) da Cosimo I dei Medici e da Carlo V Imperatore, altrimenti le sorti di Piombino sarebbero davvero più nefaste. Iacopo Giuseppe, il figlio, sale al trono con il nome di Iacopo VI, nel 1545, ha 17 anni e che può fare se non affidarsi al re di Spagna e a Carlo V? Arrivano gli spagnoli in quel di Piombino, per la precisione Diego De Luna, comandante della guarnigione difensiva, occupazione mascherata come in tempi odierni son soliti far gli Americani. Iacopo VI fugge a Genova con la moglie Elena quando Cosimo I prende possesso dell’Elba e invade Piombino, poi torna per ordine dell’imperatore Carlo V, quindi del figlio Filippo II, nel 1559, lasciando l’Elba alle mire espansionistiche di Cosimo, ma non è sovrano lungimirante e amato, anzi tratta con disprezzo popolo e anziani, fa scoppiare persino una sommossa. Nuova fuga a Genova, poi torna, nomina Alessandro suo luogotenente, infine Signore dello Stato, nel 1585, alla morte del padre sessantenne.

Alessandro fa scorrere fiumi d’inchiostro storico e leggendario, resta la figura più affascinate e controversa della storia del nostro Principato. Sovrano sregolato e prepotente, dicono certe cronache, donnaiolo arrogante, odiato da sudditi e anziani, al punto (pare) che organizzano un attentato e l’uccidono in via di Malpertuso, la sera del 28 settembre del 1590. Per alcuni storici, invece, è la moglie isabella, amante di Don Felix di Aragona, moglie fedifraga, a volerlo morto; per altri ancora i genitori d’una certa Silvia che il Signore avrebbe insidiato per portarla nel suo letto regale. Non lo sappiamo dove stia la verità, forse tutto si risolve con le mire espansionistiche spagnole che vogliono il controllo sul canale e su quel promontorio così importante logisticamente. Iacopo VII, figlio di Alessandro, sale al trono sotto l’egida spagnola, nume tutelare Alfonso Appiani d’Aragona, nel 1594, trasformando il territorio in Principato.

La fine degli Appiani arriva presto, con Don Carlo D’Aragona, Signore di Piombino, con la morte di Iacopo VII e Donna Isabella Appiani, sua sorella, che cessa di regnare nel 1628. Lo Stato di Piombino si stempera in un possedimento aragonese sotto il viceré di Napoli e nel 1634 arrivano i Boncompagni - Ludovisi, ma questa è proprio tutta un’altra storia, da raccontare in una prossima puntata.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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