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«Sembra una ragazzina»: l’agente dei servizi segreti ripresa accanto a Trump scatena i social
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Attualità Domenica 22 Marzo 2026 ore 08:54

​’A voglia!

Foto di Riccardo Marchionni

Su #tuttoPIOMBINO di QUInews Valdicornia Gordiano Lupi raccoglie nuovi modi di dire con la collaborazione di Giorgio Cortigiani



PIOMBINO — Questo modo di parlare l’avevamo dimenticato nel primo libro, eppure si usa spesso a Piombino, non ha niente a che vedere con la brama di qualcosa che manca, non è forma contratta de “la voglia”. Tutt’altro. ’A voglia sta per “hai voglia!”, in un colpo solo elide “h” e “i” finale, tronca la seconda persona singolare del verbo avere lasciando un semplice “’a”, un modo per confermare l’abbondanza di una determinata cosa, sostituendo avverbi e forme avverbiali tipo “certo”, “certamente”, “di sicuro”, “come no!”. Facciamo alcuni esempi. Domanda: “Hai della pasta in casa?”. Risposta: “’A voglia!”, rinforzabile anche in “’A voglia a pasta! Di pasta ce n’è quanta ne voi!”. Altra domanda di tipo calcistico: “Abbiamo difensori per la partita di domenica?”. Risposta: “’A voglia a difensori! Ce ne so’ quanti ne voi! E so’ l’attaccanti che mancano! Non si fa mai rete!”. E via di questo passo. Credo che il significato stretto di questo livornesimo adesso sia abbastanza chiaro.

“Dove c’è campane c’è puttane!” è un modo di dire desueto, non molto femminista e per niente politicamente corretto che starebbe a indicare la presenza in ogni luogo - prendendo il campanile come simbolo del paese - delle donne di malaffare.

“Co’ discorsi ’un si compra la cavallina!”. In pratica le chiacchiere non servono a niente - stanno a zero, si direbbe oggi - per comprare la cavallina (e non solo) servono i soldi, che in piombinese si chiamano “quadrini”, mica quattrini.

“Forbice forbice” è l’equivalente di “pidocchio pidocchio”, si dice quando uno insiste su un determinato argomento e vuole avere ragione per forza.

“Chiodo scaccia chiodo” è abbastanza italiano, si dice spesso anche per affermare che vivere un nuovo amore elide il rimpianto di una storia finita. In senso lato si può usare per qualsiasi cosa (passione, abitudine) che prende il posto di un’altra e fa dimenticare quel che si faceva prima.

“Te rigiri la frittata!”, metafora culinaria usata quando una persona vuol farsi ragione con ogni mezzo, cambiando le carte in tavola, raccontando le cose in modo diverso da come sono andate. “Rigirarla nel manico” ha un significato simile.

“Dove arrivo ci pianto un chiodo”, espressione usata nel mondo del lavoro, soprattutto manuale, quando ci mettiamo “di buzzo buono” a compiere un’opera e andiamo avanti finché le forze ci sostengono, poi ci fermiamo e ricominciamo il giorno dopo. Può andare bene anche per un lavoro intellettuale, in senso metaforico, per la preparazione di un esame: studio finché riesco a stare sveglio e fino a quando le forze me lo consentono, poi mi fermo e ci metto un segno. Il cosiddetto “chiodo”.

“Sono al verde come un rogiolo”, metafora che sta per non avere un soldo in tasca, visto che il rogiolo è il ramarro, piccolo anfibio di colore verde. A Piombino si dice anche “asciutto come un ragnolo”. “Non ce la faccio a mettere in piedi il pranzo con la cena” è un altro modo per indicare povertà, così come si usa dire “mangio salti di lepre e un piatto di sospiri”. Un mio amico che non se la passava tanto bene diceva spesso che mangiava due fette di pane con un po’ di niente. Un altro più volgare, negli anni Settanta, diceva che a tavola faceva un pompino alla forchetta.

“L’hanno così il becco le tue galline?” era una domanda pronunciata con tono di sfida, un motto canzonatorio, ma non aveva niente a che vedere con le galline. Si usava quando avevamo fatto una pesca, una caccia, una raccolta di funghi straordinaria e si mostrava agli amici il contenuto di una cesta con le nostre prede, con il solo scopo di muovere invidia. Veniva scostato il panno che copriva il contenitore, quando comparivano - per esempio - dei porcini giganteschi, si diceva: “L’hanno così il becco le tue galline?”. L’effetto sorpresa era garantito.

“Chi va al molino s’infarina!” è una bella metafora per dire che se ti occupi di affari non troppo puliti un po’ ti sporchi anche te, c’è poco da fare, come quando vai al molino a macinare il grano di sicuro torni a casa sporco di farina. Vale per tutto, per chi fa politica, per chi manda avanti commerci non troppo regolari, per chi frequenta un ambiente dove si trovano persone non proprio cristalline... Un’altra bella metafora legata al grano e al molino è “chi prima arriva prima macina”, significa che non bisogna stare a dormire sui progetti, altrimenti ti rubano l’idea.

“Bisogna prova’ il morso del lupo!” è una bella metafora dove “il morso del lupo” sta per situazioni complicate, disagiate, fuori dall’ovatta e dalla protezione di altri, intese come momenti che servono per fortificare una persona. Un tempo si rivolgeva questa esclamazione ai giovani viziati, pensando che per crescere avessero bisogno di “provare il morso del lupo”. Espressioni come “Te ’un l’hai mica ancora provato il morso del lupo!”, ce le siamo sentite rivolgere tutti da genitori e nonni. Aveva provato il morso del lupo chi aveva combattuto in guerra, chi aveva attraversato periodi di miseria, chi aveva subito l’invasione tedesca e la liberazione anglo-americana e via di questo passo. Quando ero piccolo persone di questo tipo se ne trovavano molte, adesso sono sempre meno, forse a provare il “morso del lupo” sono rimasti gli immigrati che fuggono dalla miseria a bordo di barconi.

Gordiano Lupi
© Riproduzione riservata


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